Senza valori. Ma è proprio vero che i giovani di oggi non ne hanno? Di fronte ad una crisi economica, sociale e psicologica, molti ragazzi sanno come rimboccarsi le maniche. “I ragazzi sono spiritualmente molto più ricchi di quanto si possa credere”, spiega Alessia Sebillo, venticinquenne napoletana che durante l’estate dell’anno scorso ha fatto una “vacanza” decisamente atipica per la sua età: un mese di volontariato in Africa. “Spetterebbe a chi è più grande di loro guidarli e indicare loro il modo migliore di costruire il proprio futuro”. A questo fine, “il volontariato può essere, in alcuni casi, uno strumento valido”.
I racconti di Alessia lasciano trasparire un valore ritrovato, quale la generosità, e il segnale del fatto che esiste un approccio sano e costruttivo alla realtà, intesa in senso sconfinato e non limitato alle mura delle nostre case.
Quali le motivazioni che ti hanno spinto al volontariato?
"L’idea del viaggio per volontariato è nata dalla testimonianza di un mio collega, che ha fatto questa esperienza durante l'estate precedente a quella in cui io sono stata in Ruanda. I suoi racconti e le fotografie dei bambini con i quali aveva trascorso il tempo in Africa mi hanno incantata: non ho resistito all’idea di partire subito".
In base alla tua esperienza quanti giovani pensi che lo facciano? Quanti lo vorrebbero fare ma non ci riescono per vari motivi?
"Per lavoro mi confronto spesso con operatori del terzo settore. Nella maggior parte dei casi, però, le attività svolte da questi non oltrepassano i confini territoriali. Nella mia esperienza in Africa ho incontrato invece tanti ragazzi, anche molto giovani, che erano in viaggio per portare aiuto, o anche per conoscere questo continente così difficile. Nessuno, però, era italiano. Non so quali siano le ragioni di questa staticità. Probabilmente dipende dagli elevati costi di viaggio, ma è certo che noi italiani siamo molto meno flessibili di altri".
E' una scelta in controtendenza rispetto a quelle che fanno altri e agli obiettivi che i media ci propongono continuamente?
"In realtà ho l'impressione che il "volontariato", soprattutto quello "estremo", sia ormai una moda: un modo per unire l'utile al dilettevole. Non so esattamente quanti pianifichino questa attività sulla base dei vantaggi che possono procurare a coloro che visiteranno, documentandosi sul territorio e sulla popolazione e contattando enti e associazioni locali. D’altro canto, però, svariate sono le società che per cifre indicibili organizzano questo tipo di viaggi: dal volo al visto, all'alloggio alle attività da svolgere sul luogo. Temo che in questi casi la missione non sia completamente no-profit, ma resta il fatto che un’esperienza del genere è molto diversa dalle vacanze che siamo abituati a fare: decisamente più intensa".
Cosa si apprende da un'esperienza di volontariato? Può avere risvolti quotidiani?
"Ognuno vive la propria esperienza in maniera intimamente soggettiva. Ci sono esperienze che ti condizionano a tal punto da mettere in discussione tutto ciò che fino a quel momento ti sembrava giusto, ed esperienze che invece ti aiutano a rivalutare e apprezzare quello che hai. Non credo ci sia bisogno di svolgere attività di volontariato quotidianamente: basterebbe un pizzico di buon senso in più anche solo nelle piccole azioni. Del resto non credo che tutti abbiano la predisposizione, o la forza psicologica, di approcciarsi ad ambienti profondamente sofferenti. Tuttavia non credo affatto che fare un'esperienza di volontariato possa etichettarci come persone migliori o più solidali. Io l'ho vissuta nella maniera più egoistica possibile: ero io ad aver bisogno di un appoggio, di un sorriso, di vivere un'esperienza che riportasse la mia vita nella giusta prospettiva".
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