Infibulazione e altre mutilazioni genitali, un problema non solo africano

 
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Infibulazione e altre mutilazioni genitali, un problema non solo africano | Coppia e Società

infibulazione_donnaPer religione o per tradizione. Più di 100 milioni di donne subiscono mutilazioni genitali nel mondo. E spesso queste pratiche sono fonte di rischio per la salute, soprattutto sessuale e riproduttiva, della donna.

Le mutilazioni genitali femminili vanno dall'asportazione parziale o totale del clitoride all'infibulazione, cioè alla cucitura quasi totale della vulva. I dati sulla diffusione delle mutilazioni genitali femminili sono ancora molto incerti. Le organizzazioni internazionali ritengono che in Somalia riguardino il 98% delle donne, il 97% in Egitto, il 95% in Eritrea, il 90% in Sierra Leone, l'89% in Sudan.

Ma il fenomeno non solo africano. Anche nello Yemen la pratica è abbastanza diffusa e riguarderebbe il 23% delle adolescenti. Esistono, poi, testimonianze di questa pratica anche in Indonesia.

Oggi il problema delle mutilazioni genitali femminili si riscontra anche in Occidente. In Nord America, Europa e Australia, a causa della presenza sempre più massiccia di migranti provenienti da paesi africani, la pratica dell'infibulazione o delle altre circoncisioni non è più un fenomeno trascurabile. Ad esempio, in Francia, dove è massiccia l'immigrazione da quei paesi in cui queste pratiche sono piuttosto diffuse (Costa d'Avorio, Mali, Mauritania e Senegal), si stima che siano 13-27mila le ragazze e le donne che abbiano subito menomazioni all'apparato genitale e che ce ne siano altrettante a rischio. Secondo stime non ufficiali del Centro Studi per la pace, fino al 2006 solo in Italia sono state in media 40 mila ogni anno le giovani donne sottoposte a mutilazioni genitali.

La tradizione e l'interpretazione inesatta delle Scritture religiose costringono ogni anno 2 o 3 milioni di bambine a subire queste dannose pratiche. La pratica dell'infibulazione, inoltre, rappresenta una garanzia di verginità per l'uomo che sposa la donna e che ha il diritto esclusivo alla “defibulazione”, cioè all'asportazione del filo di sutura. Un doppio trauma che può provocare nella donna un trauma fisico e psicologico.

I rischi sanitari dell'infibulazione sono enormi. Oltre i problemi psicologici connessi all'intenso dolore che può ingenerare fobie e depressioni in età adulta, i rischi riguardano le infezioni, la formazione di cisti e danni all'apparato riproduttivo. Uno dei problemi maggiori è il ridotto sviluppo della vagina, soprattutto quando la pratica riguarda ragazzine in età pre-puberale, con il rischio che queste abbiano difficoltà nel rapporto sessuale e nel parto.

Varie associazioni operano negli ospedali per cercare di arrestare un fenomeno ormai millenario. In alcune strutture vengono svolti corsi educativi per far comprendere i rischi della pratica. Questi interventi sembrano aver dato i primi frutti. Le organizzazioni si occupano di far comprendere che l'infibulazione e le altre pratiche sono dannose e rappresentano solamente una modalità di controllo della sessualità femminile. Tanto ancora resta da fare, soprattutto in Occidente, dove il fenomeno è in crescita e la legislazione in merito è carente.

 

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