Proposte tante ma fatti pochi. Uno su tutti: la mancata attuazione del discusso Piano per la Famiglia, con la riforma fiscale da “rimodulare” dopo una discussione con le associazioni, in vista di un “fattore familiare” da introdurre con gradualità. A questi, si aggiunge anche l’istituzione del Tribunale per la Famiglia. Sempre che il governo non cada prima. Già, perché la Conferenza che raggruppa tutti i rappresentanti dell’Italia con genitori e figli, quest’anno è caduta nel periodo peggiore: la politica è allo sbando e la legislatura scricchiola. Distratti da correnti e faide interne, i notabili della maggioranza hanno snocciolato molte idee e qualche ammissione: si poteva fare di più. Il ministro per l’attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, l’ha detto chiaro e senza sconti: quanto è stato fatto dal Governo in tema di politiche familiari «è al di sotto delle aspettative di chi ci ha votato, ma anche del sistema Paese». Insomma: si poteva e si doveva fare di più.
La Conferenza nazionale della Famiglia, dopo due giorni in cui il Piano messo a punto dal Governo è stato vagliato da esperti e associazioni e arricchito di proposte, si è chiusa in tono minore, nonostante il suo promotore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, avesse chiesto l'impegno di tutti i colleghi di Governo per mettere la famiglia al centro delle politiche nazionali e locali. Il primo obiettivo da raggiungere, secondo Giovanardi, è una riforma fiscale perché le «enormi spese attuali vengano razionalizzate e quelle che mancano vengano trovate con operazioni di equità sociale». Da sottolineare, inoltre, come proprio grazie alle famiglie – tradizionalmente risparmiatrici – il nostro Paese ha evitato le conseguenze più pesanti della crisi economica mondiale: banche non troppo esposte all’estero e nuclei familiari che investono poco.
Il ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, ha poi annunciato di voler presentare un decreto che investe 51 milioni di euro nell'occupazione di 10mila giovani fino a 35 anni, rimasti a casa dopo un lavoro interinale e genitori di bambini fino a tre anni. Allo studio anche fondi pensione “baby”che possano evitare la svalutazione dei vecchi libretti di risparmio.
Il Piano per la famiglia, che dovrebbe dar loro attuazione, ha però un lungo cammino davanti prima dell'eventuale approvazione: una consultazione nel Paese con le parti sociali, gli Enti locali e le associazioni. «Il tempo per la pazienza è scaduto - ha tagliato corto il Forum del Terzo settore per bocca del portavoce, Andrea Olivero - ci aspettiamo l'assunzione da parte del Governo di impegni precisi in merito alle risorse». Tante proposte e poca concretezza. Al forum delle famiglie non resta che sperare nell’appuntamento del prossimo anno. O nel prossimo governo.
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