Il numero dei matrimoni sta calando paurosamente. E' quanto risulta da un recente dossier Istat sull'Italia. Un trend negativo che inizia nel 1972 fino a toccare il picco negativo dei 246.613 matrimoni celebrati nel 2008, 4 ogni mille abitanti. Calano soprattutto le prime nozze, a cui gli sposi arrivano sempre più tardi (33 anni lui, 30 lei): i matrimoni tra celibi e nubili sono passati da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 212.476 nel 2008 (l'86,2%). Crescono, però, le seconde nozze, i riti civili, che rappresentano un terzo dell'insieme, e i matrimoni misti (37 mila, il 15% del totale).
Se da una parte la causa può essere culturale, i costi di un matrimonio, della gestione di una casa, il lavoro precario dei giovani rendono più economica la scelta della convivenza. Inoltre, l’assenza di una politica coerente, organica e di lungo periodo sulla famiglia rendono difficile il ruolo di genitori lavoratori.
Infatti, la crisi economica ha ridotto del 2% il reddito delle famiglie italiane negli ultimi tre mesi del 2009 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Secondo l’Istat è l’andamento peggiore dagli inizi degli anni Novanta. La spesa delle famiglie si è ridotta dell'1,9%, mentre il potere di acquisto (reddito disponibile in termini reali) è diminuito dello 0,2% cento rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto a quello dello stesso periodo dell'anno precedente.
Si corre il rischio del fallimento economico di tante famiglie e di aumentare il numero di povertà nascoste proprio nella cellula fondamentale della nostra società. Sono dati allarmanti che impongono una politica seria di intervento per aiutare le famiglie in difficoltà prevedendo sgravi fiscali e aiuti anche materiali per le coppie con figli e con basso reddito ma anche una politica di incentivi al lavoro ed alla piccola impresa per innescare meccanismi virtuosi di ripresa economica.
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