Nascono più figli ma non si tratta di un'inversione di tendenza. Se per i dati Istat del 2008, la natalità è ripresa a salire, i demografi sono convinti che non si tratti di una vera sterzata dell'andamento demografico di questi ultimi trent'anni. Nel 2008 all'anagrafe sono stati registrati 13mila neonati in più rispetto al 2007: 576.659, rispetto a 563.933. La media è risalita, quindi, a 1,42 figli per donna, dopo quasi trent'anni di caduta libera, con un picco negativo registrato nel 1995 (1,19 figli per donna).
Tuttavia, nonostante la lieve ripresa, gli studiosi non ritengono il dato del 2008 particolarmente significativo. Definiscono questa risalita come “massimo relativo”, cioè un picco dovuto alla fisiologica oscillazione, difficilmente replicabile nei prossimi anni. I demografi, infatti, sono convinti che le attuali caratteristiche e i comportamenti riproduttivi della popolazione femminile in età feconda non porteranno, nel medio periodo, una ripresa strutturale della natalità. Infatti, le prime cifre disponibili sul 2009 sono già inferiori: si tratterebbe di una diminuzione di circa 7mila nati.
Oggi, il 5,7% dei neonati ha una madre ultraquarantenne (32.578 contro i 12.383 del 1995). Se aumenta il numero delle madri “anziane”, diminuisce quello delle madri più giovani. Le under 25 sono poco più di 64 mila, l'11,1% del totale. A tutto questo si aggiunge l'aumento del numero dei nati da genitori non coniugati. Sono 19,6% nel 2008 (più di 102mila), mentre erano l'8,1% solo 13 anni prima. In alcune regioni del centro-nord, la percentuale di figli fuori dal matrimonio raggiunge il 25%.
A sostenere i livelli di natalità in Italia tocca agli stranieri. Nel 2008 sono stati oltre 72 mila, pari al 12,6% del totale, i figli di non cittadini (comunitari o meno) nati in Italia. Se a questi si sommano anche i nati da coppie “miste”, si raggiunge la quota di 100mila nati da almeno un genitore straniero, cioè il 16,7% del totale.
Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti. In assenza di politiche volte a rilanciare la natalità, l'Italia “invecchierà” inesorabilmente, mentre la trasformazione multi-etnica sarà (o forse già lo è) una necessità, per la quale non sarà certo possibile chiudere le frontiere.
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