Cervelli in fuga, ricercatori, vincitori di concorso ma mai assunti, insieme a giovani laureati in cerca disperata di occupazione stabile e ai giornalisti, precari anche loro e cronisti invisibili dell’Italia quotidiana. Il 9 aprile scorso in piazza c’erano tutti: l’esercito dei precari. Secondo la Cgia di Mestre, in Italia sarebbero almeno quattro milioni, in aumento del 4% negli ultimi due anni.
Dietro gli striscioni con lo slogan 'il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta', migliaia di ragazzi hanno sfilato a Roma, a Napoli, Palermo, Milano, Torino, Firenze e in diverse altre grandi città italiane. Tra le forme di manifestazione, tanti flash mob e il motto: “quando saremo assunti, saremo già vecchi”. Presente alla manifestazione anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che ha dichiarato: ''il tema del precariato è il tema del futuro del nostro Paese. Non si può immaginare che ci sia un futuro se ci sono intere generazioni che pensano che questo Paese non li vuole e non gli dà alcuna prospettiva''. Assenti tutti gli altri sindacati, compresa la Federazione nazionale della Stampa, di solito sempre presente alle manifestazioni che contano.
A smontare la protesta è invece intervenuto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo il quale a scendere in piazza ''non sono i precari, sono solo alcune associazioni: anzi la Cgil è l'unica organizzazione che la appoggia'', sottolinea sollecitando ''una stagione simile a quella degli anni '50 e degli anni '60'', in pratica ''una nuova ricostruzione'' dell'impresa e del lavoro dopo la recessione.
Secondo i dati di Confartigianato, infine, negli ultimi due anni la riduzione del numero degli occupati sotto i 35 anni è stata di quasi un milione (934.600 unita' in meno tra il III trimestre 2008 e il III trimestre 2010) con una flessione, calcola la confederazione degli artigiani, del 13,1 per cento.
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