Rivoluzione "punti nascita", meno strutture ma più qualità

 
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Il Ministero della Salute ha deciso, in accordo con le regioni, di ridurre e qualificare le strutture riservate al parto

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Rivoluzione per i “punti nascita”. Il Ministero della Salute e le regioni hanno stabilito una road map che porterà alla riduzione dei parti cesarei e ad un miglioramento delle strutture preposte all'assistenza delle partorienti.

Ospedali e territorio sono gli assi centrali della riforma che ridisegna il sistema dell'assistenza alla madre e al bebè. Le strutture sanitarie vedranno una “razionalizzazione” con i punti nascita con meno di 500 parti l'anno destinati a sparire. Quelli con meno di 1.000 nascite saranno accorpati. Le strutture definite di "primo livello" della nuova rete dovranno dare una risposta adeguata ai parti "normali", cioè dove non dovrebbero esserci complicanze. Il vero cambiamento si avrà per le strutture di “secondo livello”, cioè per quelle strutture per parti difficili o a rischio. Il tutto con una dotazione di personale e mezzi che assicuri un salto di qualità negli standard di sicurezza. Le strutture di primo livello garantiranno una “guardia” di 24 ore di ginecologi, con la presenza di ostetriche, anestesisti, neonatologi e pediatri. Ogni ospedale dovrà organizzare un servizio di trasporto d’emergenza per il trasferimento delle mamme e dei neonati.

Sotto il profilo territoriale l'obiettivo è garantire la “continuità assistenziale”. Il Ministero della Salute prevede, a questo proposito, la creazione di link fra ospedale, distretto socio-sanitario e consultorio familiare.

La soglia di sicurezza. Per l’Organizzazione mondiale della Sanità la soglia di 500 parti all'anno è la cifra minima perché un punto nascita possa garantire sicurezza. È un problema di allenamento. Cinquecento parti all'anno significa farne 1 e mezzo al giorno. Se l'equipe è poco “allenata”, come dimostrano vari studi condotti dalla Società italiana di pediatria, il rischio di mortalità aumenta considerevolmente. Inoltre, nei piccoli ospedali a volte manca anche la strumentazione necessaria. Tutto questo porta ad un abuso dell'utilizzo del parto cesareo anche quando non vi sono problemi reali o comunque seri.

E i ginecologi? La stessa Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ha appoggiato appieno la riforma, chiedendo, inoltre, che non vi siano proroghe di alcun tipo. “Saremo noi ginecologi, per primi, a spiegare alle donne che è meglio sopportare alcuni disagi logistici, ma avere strutture che garantiscano al meglio la salute di madre e bambino”, spiega Nicola Surico, presidente della Sigo.

Ecco come funziona l'attuale organizzazione dei punti nascita

 

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