In occasione della riforma fiscale annunciata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è tornato all'ordine del giorno il quoziente familiare. L'ipotesi preferita dai tecnici di via XX Settembre è di seguire il modello francese o tedesco, con la divisione del reddito per il numero dei componenti (a ciascuno dei quali verrebbe applicato un coefficiente diverso a seconda del numero dei figli) e l’applicazione delle aliquote che risulterebbero inferiori a quelle attuali sui redditi individuali.
Intanto a Roma parte la sperimentazione del quoziente familiare. L'aula Giulio Cesare, infatti, ha approvato all'unanimità la delibera di iniziativa consiliare presentata dal capogruppo dell'Udc, Alessandro Onorato. Il quoziente familiare non riguarderà solo famiglie di coppie sposate, ma anche su quelle composte da coppie di fatto. Inoltre, essendo riferito alla famiglia anagrafica (quella contenuta appunto nello stato di famiglia), il quoziente familiare potrà essere sperimentato anche su nuclei composti, ad esempio, da madre sola con figlio e da fratelli conviventi.
"Presto - ha spiegato Onorato - partirà il tavolo di concertazione con le associazioni familiari e le parti sociali con le quali verrà individuata una proposta condivisa per rimodulare in modo equo le tariffe e l'accesso ai servizi comunali. Si terrà conto di molti fattori che l'Isee ad oggi non considera, come la disoccupazione, la fonte reddituale, la presenza di disabili, minori o anziani a carico". L'obiettivo è ottenere tariffe più basse per famiglie numerose o in difficoltà (per esempio nel caso in cui vi sia la presenza di un portatore di handicap in famiglia).
Secondo Onorato, il quoziente familiare "è una grande opportunità per le famiglie romane che finalmente vedranno riconosciuto un sostegno concreto". Non particolarmente convinti, invece, alcuni esperti. L'economista Daniela Del Boca e la sociologa Chiara Saraceni accusano il metodo del quoziente familiare di danneggiare le donna all'interno della famiglia. Se l’imposta viene calcolata sul reddito familiare, “il meccanismo, – spiega Chiara Saraceni sul sito NelMerito.com – a parità di reddito complessivo, produce tanto più risparmio di imposta per l’unità familiare quanto più alto è lo squilibrio dei redditi percepiti da ciascun partner e massimo quando il reddito è percepito da uno solo dei due. Se è vero, quindi, che tiene conto sia del reddito complessivo che del numero complessivo di consumatori familiari, dà un premio alle famiglie monoreddito o a un reddito e mezzo. Viceversa – prosegue - di fatto non riconosce che guadagnare lo stesso reddito complessivo in due, anziché in uno solo, costa di più”.
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