Telefonate e messaggi, quando l'altro diviene ossessivo

 
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stalking_1Lo stalking è un fenomeno sociale che colpisce per la maggior parte le donne con le quali lo stalker cerca, ha cercato o ha instaurato una relazione. La propria libertà ne risente drasticamente e la paura, l’isolamento prendono il suo posto. Ma da questo disagio si può uscirne utilizzando strategie atte a bloccare l’avanzare dello stalker.

“Non riesco a smettere di pensarti!”, “Se non posso averti io, nessun altro potrà averti. Tu sei solo mia!”, “La tua vita non vale nulla, ogni giorno che passa è un giorno in meno che vivrai. Stai attenta quando attraversi la strada”. Queste sono solo una piccola parte delle migliaia di frasi, inviate alla vittima per e-mail, sms, con lettere o semplicemente con una telefonata, e che giungono inaspettatamente, come una doccia fredda. Spesso provengono da persone che la vittima non avrebbe mai pensato potessero mettere a rischio la propria esistenza. C’è quasi un passaggio repentino da invii di regali, mazzi di fiori e carinerie varie a colpevolizzazioni, persecuzioni, intimidazioni. È un gioco al massacro in cui lo stalker cerca di dominare la sua vittima, spesso considerata causa della sua sofferenza, del suo malessere.

Ma chi è lo stalker e cosa lo spinge a comportarsi così? Dall’inglese to stalk, che tradotto significa fare la posta ad una preda, lo stalker o molestatore assillante è colui il quale adotta un comportamento controllante verso la vittima che lo ha rifiutato (colleghi di lavoro, sconosciuti incontrati per caso o su network, un vicino di casa) o da cui si è separata (ex partner che non accettano la separazione). Stiamo parlando di stalking, un fenomeno psicologico e sociale sempre più in evoluzione che colpisce per la maggior parte le donne. E’ un fenomeno sempre esistito. Tuttavia anni fa si parlava di vessazioni o molestie, oggi si parla di “sindrome del molestatore assillante”, “inseguimento ossessivo” o anche “obsessional following” o semplicemente stalking. Secondo il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009, si può parlare di stalking nel caso in cui vengano effettuate minacce e molestie, reiterate nel tempo (almeno 10 episodi in un mese), tali da arrecare danni allo stato psicologico di una persona (ansia, disagio e paura per la sua incolumità o di un suo familiare) costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita. In pratica sono un insieme di atti ossessivi e persecutori esercitati nei confronti di una persona, stalking victim, con l’obiettivo di limitarne la libertà.

Il molestatore assillante ha un atteggiamento subdolo, insinuante, atto a raccogliere la maggior parte delle informazioni – con appostamenti, inseguimenti – per poter soggiogare, invischiare come le maglie di una ragnatela, la vittima che incomincia a sentirsi braccata, assillata, controllata. Questo atteggiamento viene adottato da tutti gli stalkers, indipendentemente dalla situazione considerata.

Come si espleta uno stalking? Lo stalker effettua prima delle comunicazioni invasive (telefonate, sms, lettere, e-mail, murales, chat) con cui trasmette alla vittima emozioni, desideri, impulsi, relativi al proprio stato emotivo-affettivo. Inizialmente si tratta di atteggiamenti amorevoli per poi passare a messaggi di odio, rabbia, vendetta e rancore. A questo primo passaggio ne fa seguito un secondo che corrisponde ad una ricerca di contatti che possono essere attuati con un controllo diretto, tramite pedinamenti o sorveglianze nelle ore più disparate, e confronti diretti presentandosi sui posti di lavoro o sotto casa, concretizzando, molto spesso, le minacce e le aggressioni. Il risultato è un senso di oppressione, di limitazione della propria libertà della vittima.

Gli stalkers, però, non hanno tutti patologie psicologiche, come “disturbi ossessivi” o “disturbi deliranti paranoidi”. Molti studiosi ritengono che la vendetta sia più un fenomeno socio-culturale che psichiatrico, proprio perché lo stalking non è un fenomeno omogeneo. I livelli di stalking attuati e la violenza che ne consegue variano in base al grado d’intimità tra la vittima e il molestatore assillante. Maggiore è l’intimità, maggiore è il rischio di violenza.

La personalità del molestatore assillante è generalmente debole, insicura, fragile. La paura di essere abbandonato (spesso come conseguenza di vissuti infantili) lo lega morbosamente ad un’altra persona, di cui non può farne a meno, creando una dipendenza affettiva. C’è una sorta di deumanizzazione della vittima, tipica anche del bullismo, secondo cui ogni sopruso, violenza è meritata. Il bullismo, il mobbing, lo stalking hanno tutti un filo conduttore: colpire l’altro per far emergere se stesso.

Non sono infrequenti i casi di amici e colleghi che fraintendono atteggiamenti di quella che sarà poi la loro vittima e investono su di essa la propria carica emotiva. Nel momento in cui si rendono conto che non c’era amore o interesse in quelle “relazioni”, rabbia, rancore, odio e vendetta prendono il posto di quel sentimento idealizzato.

Chi subisce molestie assillanti e invasive sono in genere donne con un età compresa tra i 18 e i 25 anni. L’età può essere maggiore (35/45) nel caso di persecuzioni legate al risentimento o alla paura di essere rifiutati, abbandonati.

a cura di Terry Bruno - Psicoterapeuta, Trainer EARTH

 

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