È forse vero che le staminali sono il futuro della scienza. Cellule che possono trasformarsi in “mattoni” in grado di riparare qualsiasi parte del corpo. Oggi è in cura con le staminali il primo paziente con un danno alla spina dorsale. Domani, forse sarà la volta del Parkinson e dell'Alzheimer, o delle malattie cardiache. Ma l'annuncio della Geron, azienda americana di biotecnologie che ha avviato questa sperimentazione nell’ospedale di Atlanta in Georgia ha sollevato molte polemiche. Infatti, l'utilizzo delle staminali embrionali prevede appunto la distruzione di embrioni: cioè di potenziali vite umane.
Già durante l’estate la Geron aveva ricevuto il nulla osta dalla Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che regolamenta la ricerca medica negli Usa e l'impiego dei farmaci aveva autorizzato la sperimentazione dopo una prima bocciatura: i test eseguiti sui ratti non avevano convinto. Ora, dopo il via alla sperimentazioni nella clinica di Atlanta, presto la tecnica dovrebbe essere impiegata in altre sei strutture. Tra queste c'è anche il Northwestern Medicine Center di Chicago, città a cui Obama è legato e forse non è un caso. Infatti, il presidente americano l'anno scorso aveva indirizzato fondi sulla ricerca relativa alle staminali, che la precedente amministrazione aveva fortemente limitato.
Il paziente di Atlanta è stato sottoposto al bombardamento di milioni di cellule iniettate nel punto della lesione e programmate per trasformarsi in "oligodendrociti" responsabili della trasmissione dei segnali tra i neuroni. L'obiettivo dei ricercatori e dei medici è di ricreare una nuova mielina, cioè quella guaina che permette al neurone il trasferimento delle informazioni.
“L'obiettivo di queste prime sperimentazioni è trovare prima di tutto conferma che non c'è pericolo per i pazienti”, spiega Ian Wilmut, “padre” della pecora Dolly. Infatti, per ora è necessario capire se c’è il pericolo “di impiantare cellule che possono causare tumori", come spiega Johan Gearhart dell'Università della Pennsylvania.
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