Poco tempo ma tanta voglia di famiglia. Gli italiani chiedono più tempo per stare con i figli e con il proprio partner, in un mondo fatto di coccole e affetto, lontano dallo stress di tutti i giorni.
Eppure il tempo è poco. I genitori insieme spesso non riescono a dedicare più di 20 minuti al giorno ai propri bambini e ragazzi, al di là di quei momenti canonici quali il pranzo, la cena e gli spostamenti per la città. Secondo l'ultimo rapporto Eurofound che ha esaminato nazione per nazione nella Ue il rapporto qualitativo tra lavoro e famiglia, il 62% degli italiani è "insoddisfatto del tempo che dedica alla famiglia", il 10% si sente "schiacciato dai ritmi di lavoro", e soltanto il 28% dichiara di aver trovato la giusta armonia tra tempo dedicato alla famiglia e quello riservato al proprio impiego.
Diventare oggi coppia, ancor più trasformarsi in madri e padri, è una sfida, ma allo stesso tempo sembra forse l'unica scialuppa a cui aggrapparsi in un periodo di crisi. Alla vigilia della Conferenza nazionale sulla famiglia che si apre oggi a Milano, l'Italia appare davvero in grossa difficoltà. Soltanto l'1,4% del Pil viene destinato nel nostro Paese a famiglia e maternità, ben al di sotto della media Ue (2,1%). Ma il problema principale sembra la mancanza di tempo a disposizione per le relazioni familiari.
"Quello che sta mutando è la sensibilità delle coppie”, spiega Alessandro Rosina, docente di Demografia all'università Cattolica di Milano. “Gli uomini riscoprono la famiglia, in molti c'è il rimpianto di non aver cresciuto i figli, e le donne provano sempre di più a conciliare la vita professionale con quella familiare”. La realtà, spiega Rosina, però è ben più amara: “la maggiore occupazione delle donne non ha trovato sostegno nelle reti di welfare, e i padri, nonostante i miglioramenti, contribuiscono ancora molto poco all'impegno familiare”. Gli scarsi servizi alla famiglia obbligano la donna a rinunciare al lavoro dopo la maternità, è proprio il mondo produttivo che le emargina. In questo modo, la famiglia, che prima poteva contare su due stipendi, diviene monoreddito, costringendo l'uomo a lavorare di più, anche attraverso secondi lavori, accentuando la differenza tra i ruoli.
“Sia da parte delle donne che degli uomini, il tempo risparmiato sui lavori domestici è tutto dedicato ai figli, e dal punto di vista dei bambini questa di certo è una bella conquista", spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale Istat. Riallacciandosi a quei dati, quello che emerge, aggiunge Sabbadini, è che "a una maggiore occupazione delle donne oltre le mura della casa ha corrisposto non un minore, ma un più ampio tempo di relazione nei confronti dei figli, facendo così cadere lo stereotipo che se una mamma lavora si occupa meno dei bambini".
Anche il ruolo dei nonni è cambiato: gli anziani sono tornati a essere fondamentali per la famiglia, di fronte ad una situazione sempre più difficile relativa ai servizi familiari. Infatti, dei circa 9 milioni in Italia, almeno 8 sono occupati a tempo pieno con nipoti piccoli e grandi. Un vero e proprio welfare alternativo che fa risparmiare allo Stato miliardi di euro. Infatti, sostiene Alessandro Rosina, "il tempo dei nonni è un tempo in crescita, anzi credo che oggi si sentano addirittura schiacciati da tutta questa responsabilità, spesso non una scelta ma un supporto obbligatorio alle giovani coppie”.
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