Lo chiamano “Turismo medico”, ma non ha niente a che fare con le vacanze. Si tratta piuttosto di un vero e proprio nomadismo sanitario. Così decine di migliaia di persone prendono l'aereo per farsi curare all'estero. Le cause? La necessità di risparmiare in tempi di crisi e la necessità di aggirare divieti normativi relativi a certe cure sanitarie.
Così per rifarsi un seno c'è chi vola in Argentina, mentre c'è chi per avere di nuovo un sorriso smagliante sceglie paesi dell’est europeo o il Sud est asiatico. E il turismo medico è diventato un vero e proprio business con un giro di affari pari a 30 miliardi di dollari l’anno.
I primi a darsi da fare sono gli operatori del web. Consci delle prospettive allettanti, in tutto il mondo alcuni operatori hanno aperto agenzie virtuali e i siti web che offrono e organizzano tour che includono trattamenti medici o estetici. Oltre all'intervento, in alcuni casi, viene offerto anche un giro turistico nella città che ospita il paziente. E pensare che se il paziente è italiano il risparmio si aggira intorno al 60%.
Soprattutto nel nostro Paese, il turismo medico si sta diffondendo con particolare vigore. Infatti, almeno un italiano su cinque rinuncia a una visita odontoiatrica per problemi economici. Se andare dal dentista è troppo oneroso, allora un'alternativa può essere il viaggio verso l'estero. Sono oltre 20mila gli italiani che vanno fuori confine per farsi curare i denti, soprattutto in Romania che raccoglie il 70% delle richieste.
Ma il turismo medico non è solo frutto della crisi. Migliaia di coppie italiane sono costrette ad espatriare per sottoporsi a trattamenti di procreazione medicalmente assistita (Pma). A spingere le coppie a questa scelta sono le restrizioni prodotte dalla legge 40/2004, secondo Luca Gianaroli, presidente della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) Infatti non è un caso che un terzo delle coppie europee in viaggio verso l'estero per avere un bimbo in provetta sono italiane. Il dato è emerso da uno studio pubblicato a marzo 2010 su Human Reproduction che ha analizzato la portata del “turismo procreativo europeo” grazie alla raccolta di dati provenienti da 46 centri di Pma di sei paesi: Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera.
Dopo la sentenza 151/2009 della Corte costituzionale, il flusso del turismo procreativo italiano non sembra diminuire: «Ora le coppie non hanno più la necessità di andare all’estero per evitare l’impianto contemporaneo obbligatorio di tre embrioni, ma continuano a farlo soprattutto per accedere alla fecondazione eterologa», spiega Andrea Borini presidente dell’Otc e della Società italiana di conservazione della fertilità. La Spagna resta la meta principale di chi cerca un donatore. Lì tutti parlano italiano, dalle centraliniste ai medici, dagli infermieri ai biologi. Così è più semplice anche per le coppie che non parlano altre lingue. Un po' come essere a casa.
| < Prec. | Succ. > |
|---|



Andrologia