Un’estate costellata di omicidi: uomini che uccidono le donne. A coltellate, a pugni, sparandogli dall’alto di un balcone mentre camminano per strada. Quello della violenza verso il gentil sesso sembra ormai assumere i tratti macabri e folli di un moderno omicidio rituale. Si ammazza per quelli che un tempo venivano definiti “futili motivi” e che oggi sono all’ordine del giorno: per gelosia, per l’affidamento dei figli, per non essere abbandonati. La vittima, nella maggioranza dei casi, è sempre la donna.
Vita che nasce ha intervistato il criminologo Francesco Bruno, docente all’università La Sapienza di Roma, per capire se esistano segnali premonitori: può una donna rendersi conto di aver sposato un assassino? Il professor Bruno sostiene che non sia possibile stabilirlo a priori, «assassini – commenta – si diventa in certe condizioni». «Molte volte – prosegue Bruno – l’assassino nasce nella relazione di coppia. In questo senso quindi non ci sono segnali. L’unica cosa che una donna dovrebbe evitare è pensare che un marito violento possa essere il compagno di vita». E la violenza è caleidoscopica e non solo fisica, la
ddove il marito desidera un controllo totale sulla moglie. «Spesso – avverte Bruno – la donna è portata a pensare che l’uomo geloso e possessivo le voglia bene e si genera una confusione letale tra l’uomo forte e l’uomo violento. Il secondo è forte solo perché alza le mani». Per molti degli omicidi che riempiono le cronache dei giornali, secondo Bruno, «si tratta di delitti annunciati».
La maggior parte di questi uxoricidi – conclude il criminologo – sono mutati nel tempo: «una volta erano quasi esclusivamente delitti d’onore, si consumavano quando veniva scoperto un tradimento. Oggi la maggior parte degli uxoricidi avviene per il motivo contrario: il timore di essere abbandonati. Questo è il segno di una crisi profonda del rapporto tra uomo e donna».
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