La violenza sulle donne, l'evoluzione della legge

 
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violenza_sessualeIn Italia la Costituzione sancisce il principio di uguaglianza tra uomini e donne Questi hanno diritto al medesimo trattamento. Riconoscendo la pari dignità sociale:

  • Stessi diritti davanti alla legge a tutti i cittadini (art. 3),
  • La parità tra donne e uomini in ambito lavorativo (art.4 e 37),
  • L'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi all'interno del matrimonio (art.29).

La legge n. 66/96 classifica come crimine contro la persona il reato di violenza sessuale, mutando così la qualificazione della normativa precedente che lo definiva solamente "reato contro la morale". Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena è inflitta a chi induce altri a compiere o subire atti sessuali.

La legge n. 269/98 contiene le norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno di minori, che nella maggior parte dei casi sono di sesso femminile. Chi induce alla prostituzione una persona di età inferiore ai diciotto anni o ne favorisce lo sfruttamento, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi compie atti sessuali con un minore di età compresa fra i quattordici e i sedici anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è ridotta di un terzo se colui che commette il fatto è un minore.

La legge n. 154/01 ha aperto una nuova prospettiva di tutela verso la persona convivente che subisce abusi, riconoscendo l'applicazione di misure cautelari, come l'allontanamento dalla casa familiare di chi compie abusi anche in caso di convivenza di fatto e prevede nuove misure per contrastare in maniera più incisiva i casi di violenza tra le mura domestiche. Ancora tale legge consente al giudice di sollecitare in maniera rapida l'intervento dei servizi sociali e imporre all'imputato allontanato dal nucleo familiare il pagamento di un assegno per il mantenimento al familiare.

A livello regionale numerose regioni hanno legiferato sulla materia, dotandosi di normative per garantire una maggiore tutela alle donne vittime di violenza in diversi ambiti, da quello familiare a quello lavorativo, promuovendo centri di accoglienza per i soggetti maltrattati. La Toscana nel 2007 ha inserito alcune disposizione per la promozione di centri antiviolenza e di case di accoglienza, così come avevano già fatto l'Abruzzo l'anno precedente, la Campania nel 2005, la Basilicata nel 1999 e già nel 1993 il Lazio. La Calabria promuove da diversi anni il Progetto Donna per sostenere i diritti e evidenziare i bisogni delle donne calabresi, il Friuli Venezia Giulia nel 2005 ha promulgato una norma per sostenere i diritti ed evidenziare i bisogni delle lavoratrici colpite da mobbing. Un intervento legislativo più generale per contrastare la violenza di genere è quello della Liguria.

L’Unione Europea ha posto la violenza contro le donne e la tratta di esseri umani una priorità nell'agenda politica. L'attenzione è stata rivolta soprattutto alla tratta delle donne e dei minori finalizzata allo sfruttamento sessuale. Sono due i progetti principali volti a dare un contributo concreto alla risoluzione del problema:

  1. "Tratta NO!". Progetto informativo che propone un punto di vista diverso sul tema della tratta di esseri umani, e il cui obiettivo è aumentare la conoscenza della collettività sul fenomeno, combattendo stereotipi e pregiudizi che spesso accompagnano le vittime.
  2. "Daphne II". Programma che costituisce la seconda fase del programma Daphne attivo dal 2000. L'obiettivo è prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro i bambini, i giovani e le donne mediante misure preventive e sostegno alle vittime.

In ambito internazionale si possono elencare i seguenti provvedimenti di grande rilevanza:

Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne: redatta dall'ONU nel 1993 e frutto di una forte pressione dei movimenti a difesa dei diritti femminili, culminata nella Conferenza di Vienna sui diritti umani svoltasi a giugno dello stesso anno. Si indica per la prima volta una definizione ampia di questo tipo di violenza: "qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata".

Assemblea del Millennio dell'ONU del 2000, che nella sua Dichiarazione finale pone la lotta alla violenza contro le donne come uno degli obiettivi centrali delle Nazioni Unite. Il tema, però, è ancora oggetto di molti dibattiti, sia per come vada inteso in relazione ai diritti umani, sia rispetto alle controversie sulle responsabilità degli Stati rispetto agli atti compiuti da soggetti privati, sia infine per le profonde divergenze su come riconoscere, prevenire, punire tale violenza.

Risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre quale giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative (Ong) a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica. La scelta di questa data non è casuale: il 25 novembre del 1960 Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, tre coraggiose donne che vivevano nella Repubblica Domenicana ai tempi del regime del dittatore Trujillo, vennero violentate e uccise barbaramente a Santo Domingo per avere fatto visita ad alcuni prigionieri politici.

Da questo panorama normativo emerge che è aumentata costantemente la volontà del legislatore a livello locale, nazionale ed internazionale di tutelare la donna e di combattere ogni forma di violenza.

Molto ancora, tuttavia, si può fare a livello normativo ma anche a livello culturale per individuare le cause psico-sociologiche del fenomeno della violenza sulle donne e per prevenirlo e reprimerlo nel modo più efficace in tutte le culture.

 

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