Il Taglio Cesareo ha contribuito in maniera considerevole ad abbassare drasticamente la mortalità e la morbidità materne successive al parto, contribuendo a cambiare la storia dell'ostetricia. Sono stati inoltre importanti i suoi benefici sul fronte fetale e neonatale. E' un intervento che è stato continuamente migliorato sotto il profilo tecnico e che è da considerarsi oggi di grande sicurezza, ma non privo di rischi, in particolar modo per la madre.
Distinguiamo le complicanze legate all'anestesia, dalle complicanze proprie dell'intervento.
L'anestesia generale può dare come complicanze, cefalea, nausea e vomito al risveglio, quella spinale cefalea, sensazione di calore nel punto dell'iniezione e parestesie (alterazione della sensibilità degli arti o di altre parti del corpo). Le complicanze legate all'intervento invece si dividono in complicanze intra-operatorie e post-operatorie.
Complicanze intra-operatorie
Le lesioni vascolari sono quelle che si verificano a carico dei vasi uterini (è la lesione più frequente). Di solito si tratta di piccoli vasi che, se lesi, comportano la formazione di ematomi della parete addominale. Eccezionali, ma più gravi, le lesioni dei grossi vasi (vasi iliaci, aorta, vena cava o altro) che richiedono l’immediato intervento del chirurgo e che possono necessitare di trasfusioni di sangue o altri emoderivati.
Abbiamo poi le lesioni agli organi adiacenti all’utero ed in particolare a carico dell’apparato urinario (vescica ed ureteri) con una frequenza dello 0,3% ed intestinale in grado di determinare problemi nello svuotamento vescicale ed intestinale e la cui riparazione, in alcuni casi, può richiedere un nuovo intervento. Il rischio è più elevato in presenza di rapporti anatomici alterati come in presenza di infezioni e aderenze per precedente taglio cesareo.
Le lesioni di nervi da compressione o posizione durante l’intervento regrediscono solitamente dopo alcune settimane.
Le lesioni cutanee da contatto con sostanze allergiche o correnti elettriche.
L’Atonia uterina si verifica quando vi è una mancata contrazione spontanea delle pareti uterine e dei capillari sanguigni. L'utero dopo l'estrazione del feto si contrae spontaneamente creando il cosiddetto globo uterino, che limita la perdita di sangue. A volte la contrazione uterina non sopraggiunge spontaneamente dopo il secondamento e non si verifica neppure con l'utilizzo di farmaci permettendo cosi che si verifichi una forte emorragia. In questo caso per evitare la morte per dissanguamento si ricorre prima alla legatura dell’arteria ipogastrica o, in centri attrezzati, alla sua embolizzazione (occlusione terapeutica e guidata dal medico di un vaso arterioso o venoso). In casi estremi si procede all’asportazione dell'utero (isterectomia o taglio Cesareo demolitore); la complicanza più drammatica dal punto di visto riproduttivo e psicologico per la donna. Fortunatamente l'incidenza di questa ultima complicanza è inferiore all'1%.
Un’altra indicazione al taglio Cesareo demolitore a volte è un’emorragia per placenta accreta (difetto di aderenza della placenta, che può provocare un'emorragia alla donna dopo il parto). A volte a questo quadro già complesso si può aggiungere prima o dopo la coagulazione intravascolare disseminata (CID) o coagulazione vascolare disseminata che è una gravissima patologia caratterizzata dalla presenza disseminata di numerosi trombi con un consumo eccessivo dei fattori che promuovono e mantengono la coagulazione. In questa condizione il sangue non si coagula più spontaneamente.
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