L'Irsutismo

 
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irsutismoL’irsutismo è la comparsa di peli, duri e grossolani, nelle parti del corpo dove essi sono normalmente assenti nelle donne ma presenti negli uomini come il labbro superiore, il mento, l’addome, la schiena, l’areola del capezzolo, il petto, la regione sovrapubica. È una condizione frequente, in genere benigna, anche se può costituire il primo segno di un problema più serio se associato a segni di virilizzazione come l’aumento delle dimensioni del clitoride, la modificazioni della voce, la caduta dei capelli ed l’aumento della massa muscolare.

Qual è la causa?
È la risposta del follicolo pilifero alla stimolazione androgenica. I principali ormoni responsabili sono il dididrotestosterone (DHT), il testosterone, l’androstenedione, il deidroepiandrosterone (DHEA) ed il suo solfato (DHEA-S). L’irsutismo è quasi sempre legato ad una condizione di iperandrogenismo endocrino, dovuto all’eccessiva produzione di androgeni da parte dell’ovaio o della ghiandola surrenale. Le cause sono molteplici: la sindrome dell’ovaio policistico, l’iperplasia surrenalica congenita, i tumori virilizzanti. Tuttavia, può derivare anche da una maggiore utilizzazione periferica degli androgeni da parte del bulbo pilifero (irsutismo idiopatico). Anche l’assunzione volontaria o inconsapevole di farmaci (antiepilettici, corticosteroidi, steroidi anabolizzanti, progestinici) può esserne una causa (irsutismo iatrogeno).

 

Come si diagnostica?
La diagnosi clinica è semplice con l’esame obiettivo attraverso il punteggio di Ferriman-Gallwey. Si assegna un punteggio da 0 (assenza di peli) a 4 (presenza di peli francamente virili), per ognuna delle nove zone cutanee analizzate. E’ importante valutare l’epoca e la velocità di comparsa dell’irsutismo. Nella diagnostica di laboratorio gli esami ormonali di base sono la valutazione di 17 idrossiprogesterone, DHEA solfato, testosterone, prolattina, eseguiti durante la fase follicolare precoce (entro il 7° giorno del ciclo mestruale) insieme ad un’ecografia pelvica transvaginale.

 

Che cosa si consiglia?
Rivolgersi ad uno specialista endocrinologo e/o ginecologo che, in seguito alla valutazione della singola situazione, deciderà tra le varie opzioni terapeutiche disponibili. Il trattamento infatti, deve essere mirato caso per caso a ridurre la sintesi e la secrezione di androgeni, nonché la loro utilizzazione periferica a livello dei recettori degli organi-bersaglio. I farmaci utilizzati comprendono farmaci che inducono l’inibizione della produzione androgenica ovarica (contraccettivi orali) e farmaci che inducono un’inibizione della produzione androgenica surrenalica (ketoconazolo, glucocorticoidi). Trovano inoltre campo di azione gli antiandrogeni, ciproterone acetato, flutamide e spironolattone, che agiscono come antagonisti dei recettori per gli androgeni. Questi ultimi vanno associati ad una terapia contraccettiva per evitare, in caso di gravidanza, anomalie dello sviluppo sessuale di un feto maschio.

 

 

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