Mortalità da parto in Italia e nel mondo: i numeri

 
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La morte negli ultimi tempi di alcune donne durante il parto impone una seria riflessione sulla realtà del evento “parto” in Italia ed in altri paesi.

Non si può prescindere dai dati che riguardano la mortalità materna legata alla gravidanza ed in particolare alla sua fase conclusiva. Questa viene calcolata come numero di donne che muoiono in un anno per 100mila nati vivi. Pare tuttavia che questi dati raccolti in base ai certificati di morte appaiano costantemente sottostimati (tra il 20 ed il 60% nei paesi europei) per una serie di ragioni legate ai tempi intercorrenti tra il parto ed il decesso della donna che può avvenire anche dopo un lungo periodo dal momento in cui vede la luce il nuovo arrivato.

I dati più recenti sulla mortalità materna sono stati riportati dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet nello scorso aprile e provengono dallo studio di un gruppo di ricercatori dell’Institute for Health Metrics and Evaluation diretti da Margaret Hogan. Questi riguardano l’andamento del fenomeno a partire dal 1980 al 2008 in tutti i 181 paesi del mondo suddivisi per aree geografiche (tabelle dati). In questo rapporto è molto evidente una diminuzione della mortalità nel corso degli ultimi 28 anni in quasi tutti i paesi.

 

Paese 1980 1990 2000 2008
Italia
14 7 5 4
Francia 19 14 11 10
Germania 20 12 8 7
Regno Unito 10 8 8 8
Svezia 6 6 5 5
USA 12 12 13 17
Argentina 80 60 52 49
Brasile 149 112 69 55
Turchia 251 121 69 58
Libia 148 124 63 40
Etiopia 1061 968 937 590
Zimbabwe 219 232 819 624
Giappone 20 12 8 7
Cina 165 87 55 40
India 677 523 318 254
Fed. Russa 60 48 45 34

In questa tabella sono riportati alcuni dei paesi più significativi anche per un necessario confronto con la nostra situazione. In Italia si è dunque registrata la morte di 4 donne per 100mila nati vivi, mentre era di 14 nel 1980. Il nostro paese detiene il più basso livello di mortalità materna tra i 181 paesi considerati dalla rivista scientifica Lancet. Anzi secondo i dati divulgati dall’ISTAT in un Convegno del 25 maggio 2010 organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, la mortalità materna sarebbe ulteriormente scesa a 3 su 100mila nati vivi.

In pratica, poiché in Italia vengono alla luce circa 500mila neonati ogni anno, a livello teorico si dovrebbero verificare circa 20 decessi materni come conseguenza del parto (per la precisione 568.857 nel 2009 [Fonte ISTAT] e 178.000 nei primi 4 mesi del 2010). Tuttavia, abbiamo anche visto come ci possano essere delle difformità nella raccolta dei dati e conclusioni automatiche rischiano di essere fuorvianti.

cartina_europaUn altro aspetto che viene periodicamente e con sempre maggior insistenza discusso a tutti i livelli è la percentuale di parti naturali e mediante taglio cesareo. Attualmente a livello europeo secondo un rapporto del Dicembre 2008 (European Perinatal Health Report), l’Italia presenta la più alta percentuale di cesarei (38,4 %), seguita dal Portogallo con il 33%, mentre negli altri paesi si registrano valori inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia. Anche qui la tendenza mondiale è verso l’aumento della frequenza del taglio cesareo come modalità di parto.

Quando il parto si espleta attraverso l’intervento di taglio cesareo La mortalità materna appare più elevata ovunque nel mondo. In Italia secondo il “Manuale di Sala Parto” di Valle, sarebbe di 8,2/100mila nati, mentre di 1,7/100mila se si partorisce per via vaginale. Questo dato è in linea con quello presentato al recente Congresso dell’I.S.S. in cui si affermava che “la mortalità materna nel parto espletato con taglio cesareo è 3 volte maggiore di quella che si registra nel parto vaginale”.

 

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