Mi ha mollato! Ora che faccio?

 
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figlio_solitudine_1La separazione, soprattutto quella inaspettata e che coglie di sorpresa, determina sempre una frattura esistenziale. Un vero e proprio lutto legato alla separazione in ambito amoroso e sentimentale, che modifica abitudini, vissuti, emozioni. E il dolore non permette di individuare alcuno spiraglio risolutivo. Teniamo presente che un adulto, che ha già in passato sperimentato l’esperienza di una storia d’amore fallita, ha una struttura di personalità che ha permesso una più facile elaborazione di ciò che è accaduto. Tutto cambia, ed è sicuramente assai più complesso, quando la storia d’amore coinvolge adolescenti e giovani.

Quelli dell’adolescenza sono gli anni in cui è facile osservare una forma quasi magica di affrontare un rapporto sentimentale. Tutto è interminabile, tutto è costruito affinché il bene trionfi, non esiste praticamente alcun impedimento, se non quello della gelosia o della presenza di un ‘terzo incomodo’, ovvero un’altra persona che comincia ad interessarsi all’oggetto del nostro amore.

Nella fascia di età che va dai 14 ai 18-20 anni sono talmente tanti i cambiamenti cui un genitore può assistere che è assai probabile che quest’ultimo non sappia come comportarsi o veda il proprio intervento respinto o tacciato di “antico”. E questa fascia d’età è una complessa ed intricata matassa di sentimenti, emozioni, vissuti che cambiano con la stessa rapidità dei secondi di un orologio.

Molto frequente è lo sconforto di un genitore che verosimilmente si sentirà chiamato ad utilizzare metodi e strategie legate alla sua personale esperienza, che però risulta essere un'esperienza effettivamente datata. Affermare: “Io alla mia età….” significa commettere un errore di impostazione, poiché l’anacronismo ha il suo grande peso.

figlio_solitudine_2Facciamo un esempio. Sempre più adolescenti fanno conoscenza, prima virtuale e poi reale, attraverso i Social Network (Facebook, Twitter, ecc). Il processo di trasformazione tecnologica, quindi, trasforma anche l’iter attraverso il quale un rapporto si instaura. Le dinamiche cambiano e, insieme al linguaggio, vanno a toccare fin quegli elementi alla base della comunicazione conosciuti col nome di “codice” e “canale” (1).

Cosa suggerire allora ai genitori che si trovano di fronte ad un figlio o ad una figlia che sperimenta il dolore di una perdita, la fine di una relazione amorosa?

Innanzitutto vige la regola dell’osservazione partecipata. In pratica, una situazione intermedia tra l’analisi della situazione e la conferma di una presenza costante. Il tutto con una buona dose di tatto e buon senso. E’ assai rischioso infatti un eccesso di ansia per i figli, sia perché questo potrebbe determinare un “effetto alone”, sia perché potrebbe sortire un allontanamento ulteriore ed un isolamento sociale pericoloso. “Io ci sono”… “Se vuoi ne parliamo insieme”…. “Cosa ne dici di andare al cinema insieme?”. Sono affermazioni/domande che possono creare un meccanismo virtuoso che non è né invadente, né deresponsabilizzante da parte del genitore.

Un altro suggerimento è quello di non dare nulla per scontato. La parola, la discussione, anche animata, serve su due livelli: l’iniziale sfogo e liberazione e, di conseguenza, la possibilità di avere particolari sui quali tessere uno scambio teso all’ottimismo e ad un preconfigurarsi il futuro più roseo e soddisfacente del presente.

figlio_solitudine_3Una terza opportunità per i genitori è quella legata al fatto che, nonostante debbano rassegnarsi all’idea che ci sarà sempre una zona d’ombra nella quale non saranno mai chiamati in causa (un figlio ha, diremmo, quasi geneticamente la tendenza a ricavarsi spazi della mente e dell’azione personali), potranno fare leva su quelle aree di forza (qualità, pregi, abilità) che sanno esser presenti nel giovane.

Un’ultima raccomandazione è quella di non banalizzare mai una perdita d’amore, tantomeno in un ragazzo o adolescente, poiché essa lascia sempre un segno, alle volte indelebile, davanti al quale non occorre parlare di superamento quanto semmai di elaborazione.

 

(1)  Il codice è il sistema di segni che si usa quando si comunica e senza il quale non avviene la trasmissione del messaggio. Può essere sia una lingua, che un gesto, un grafico, un disegno. Il canale può essere inteso sia come il mezzo tecnico esterno al soggetto con cui il messaggio arriva (telefono, fax, posta ecc.) sia come il mezzo sensoriale coinvolto nella comunicazione (principalmente udito e vista) – Fonte: Università di Udine.

 

 

 

 

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