Sesso e amore, due facce della stessa medaglia?

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Lunedì 17 Maggio 2010 00:00 Scritto da Domenico G. Bozza
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coppia_amorePer anni, culturalmente, il sesso ha rappresentato per gli esseri umani il modo più eclatante e diretto per manifestare il desiderio di raggiungere l’altro/altra, veicolando emozioni, percezioni, piaceri che offrono opportunità di conoscenza profonda. Allo stesso modo, è sempre stata forte nel genere umano, la necessità di inserire in categorie specifiche, altrettanto specifiche sensazioni, poiché siamo esseri desiderosi di concretezza, ma soprattutto di delimitare con confini i nostri vissuti.

Esiste poi una capacità, presente in ognuno di noi, di trasformare, a livello di pensiero, un concetto in immagine. Ecco che pronunciare la parola “sesso”, psicologicamente, prima che creare un’associazione al “sesso maschile” e al “sesso femminile”, realizza l’immagine di qualcosa di privato, di intimo, che genera curiosità e volontà di scoperta.

E’ risaputo che molti inseriscono questa parola in annunci di vario genere, in grande evidenza, proprio perché questo genera quantomeno la curiosità e l’avvicinamento all’annuncio stesso. Oppure vediamo programmi televisivi che mirano proprio a soddisfare il desiderio di scoprire cosa c’è dietro l’intimità di una persona. Laddove esiste però una volontà condivisa di donare/ricevere, il sesso è comunque anche una forma di manifestazione dell’amore, perché il piacere, che deriva dall’unione di due corpi, è testimonianza di un trasporto fisico e mentale. Esiste poi un altro aspetto, evidenziabile nella realtà odierna, dove l’affermazione ‘fare sesso’ viene vissuta differentemente dal ‘fare l’amore’. Le parole hanno un peso e la bilancia, grazie alla quale possiamo pesarle, non è sempre tarata allo stesso modo perché ognuno di noi è portatore di un bagaglio eterogeneo di esperienze e di educazione.

Alcuni studiosi di Prossemica (Hall E. T., 2001; Grane D., Russell J., Griffin W., 1983), parlano di ‘Bolla Sociale’ quando definiscono lo spazio che circonda ognuno di noi, i cui confini ci aiutano a capire quanto siamo disposti ad avvicinarci al nostro prossimo. Questi limiti cambiano in relazione alle differenze sessuali, alle culture di appartenenza, ai confini che ci sono stati imposti in famiglia o a scuola. Quello che dovrebbe stabilirsi, tra uomo e donna è una sorta di ‘intimità mentale’, un "far l'amore col cervello", prima di tutto. Indipendentemente, tra l'altro, dalla questione sessualità.

Capire, entrare discretamente nei rispettivi mondi, gioire della diversità, come anche degli aspetti condivisi, provvede a rendere un qualsiasi 'incontro', unico e speciale. E’ altrettanto vero che pure comprendere la diversità fisiologica, biologica, anatomica rende un incontro rispettoso e pieno di amore. Ancora una volta sono la ''capacità di ascolto'', di “dare e darsi tempo”, di “osservare per capire”, gli ingredienti opportuni affinché, anche un incontro sessuale, possa diventare un incontro di reale condivisione del piacere e del desiderio.

Rompere il meccanismo frenetico (che tra l'altro fa bene anche per ridurre ansia e stress), equivale a rendere il nostro Io capace di com-prendere, nel senso di ''prendere insieme'', emozioni altrimenti dimenticate.

 

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