Quando si parla di avarizia, come vizio o difetto che dir si voglia, immediatamente il pensiero va all’incapacità da parte di un individuo di condividere qualcosa legato al denaro o ad un bene comunque materiale. Esiste, infatti, una difficoltà, sempre più diffusa oggigiorno nella società, a donare aspetti del sé più interiori, quell’affettività che può fare la differenza all’interno di un rapporto d’amicizia o d’amore.
L'avaro non è buono nei confronti di nessuno,
pessimo nei confronti di sé stesso.
(Publilio Siro, scrittore e drammaturgo romano)
Se, da un lato, molti non sanno che l’alessitimia è il termine tecnico utilizzato per descrivere l’assenza di emozioni di un individuo o l’estrema difficoltà nella percezione o nel riconoscimento di una emozione, d’altro canto sembra strano pensare all’avarizia in un’epoca sempre più dedita al consumismo, alla ostentazione, alla svendita di corpi ed al sesso facile. Eppure questo vizio è di una attualità imbarazzante, poiché sussiste una sempre più marcata incapacità di condividere qualcosa di interno a noi, a vantaggio di ciò che, essendo esterno, possa tutelarci da eventuali, possibili sofferenze. Per esempio, investire in un sentimento che nasce o in un rapporto di coppia, significa dover sapere rinunciare a spazi personali, tempi che la vita da single potrebbero essere canalizzati tutti per sé. Ecco uno dei primi punti nodali di una tipologia di avarizia assai ‘sui generis’, la cui peculiarità è quella di essere ‘indossata’ da persone per lo più egocentriche o che, consapevoli di dover mostrare anche i loro lati più fragili, preferisce chiudere in un bunker granitico ogni velleità relazionale.
Esiste poi un’avarizia sessuale, un tipo di egoistica conservazione di quelle emozioni più intense che fa sorgere una sostanziale riflessione sulle modalità comunicative della coppia odierna. Il sesso, espressione d’eccellenza attraverso la quale offrire se stessi, trasformando sentimenti in gesti, ha perso il valore principe del coinvolgimento. Concretamente, assistiamo al diffondersi di un numero sempre più elevato di coppie che lamentano, in lui o in lei, apatia, freddezza, passività, quasi una sorta di congelamento di tutto ciò che, in un letto, dovrebbe avere le tonalità del calore. Il desiderio, così come descritto dai più autorevoli studiosi della sessualità umana, rappresenta (e sempre rappresenterà) il motore dell’unione di due persone. Essere avari di coccole, di carezze, di effusioni, può tutelare se stessi dalla paura di soffrire, ma frena qualsiasi opportunità di crescita e di sviluppo. La fretta uccide ogni ascolto di piccole e grandi vibrazioni emotive; occorrerebbe ricominciare ad investire nella motivazione, nell’autostima, nella volontà di essere prima ancora che di divenire. Tutte variabili che sono divenute un vero e proprio freno a mano nel rapporto di coppia, con il risultato di ridurre anche gli entusiasmi nelle nuove generazioni che domandano a se stesse: “perché debbo esser io a fare la prima mossa?”.
Occorrerebbe cominciare a parlare di sentimenti, di sessualità, di emozioni, di relazioni, di semplice ma indispensabile comunicazione già da tenera età, già dalle scuole elementari. Perché solo custodendo una pianta dalle radici si potrà sperare di avere un albero forte e robusto in futuro.
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