Ormai lo stress è diventato il “capro espiatorio” per giustificare tutti i nostri problemi. Ma è vero che lo stress psicologico può influire sulla fertilità?
nnanzitutto bisogna definire cosa si intende per stress, ovvero quello stato d’animo che si crea come conseguenza di una situazione che arreca disagio. Già dalla definizione risulta chiaro come questo sia un fenomeno dipendente principalmente dalla sensibilità personale: situazioni stressanti per alcuni possono non esserlo per altri.
Gli effetti dello stress sulla fisiologia sessuale e riproduttiva dipendono però anche molto dall’ètà. Nelle donne giovani (meno di 25 anni) eventi apparentemente di poco peso (litigi in famiglia, insuccesso scolastico, delusioni amorose) possono influire sulla regolazione ormonale mediata dall’ipotalamo (struttura del cervello), provocando anovulazione e amenorree croniche. Questo effetto così “drammatico” è dovuto al fatto che l’ipotalamo è funzionalmente immaturo, quindi più suscettibile allo stress. Nelle donne più adulte, infatti, non si osservano fenomeni così radicali sul ciclo mestruale in seguito a questi eventi, poiché il sistema endocrino è più stabile. Soltanto stress di elevato carico (come un lutto in famiglia) possono alterare la regolazione ormonale.
Le amenorree ipotalamiche dovute a stress comunque non provocano danni alla salute e alla fertilità, anche se si possono protrarre anche per lunghi periodi dopo la scomparsa dell’evento che ha creato stress.
Uno studio greco condotto dal Dipartimento di ostetricia dell' Università Panteion di Atene, dal Dipartimento di Psicologia, dalla Clinica della fertilità “Elena” di Atene e dalla Facoltà di Medicina dell'Università di Atene e dall’Ospedale Eginition su una popolazione di donne infertili sottoposte a trattamento per l'infertilità ha esaminato la correlazione tra i potenziali predittori psicosociali al fine di sviluppare un modello di previsione della sterilità correlato agli stress psicosociali. I predittori psicosociali di infertilità da stress presi in considerazione sono stati:
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caratteristiche di personalità, come la nevrosi, il pessimismo e introversione;
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ansia, depressione, e l'umore negativo;
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la visualizzazione dell' infertilità come una minaccia o come una perdita;
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il basso controllo percepito rispetto alla condizione di infertilità e al risultato del trattamento;
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l'uso frequente di strategie di fuga dal problema;
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l'insoddisfazione coniugale e la scarsa comunicazione coniugale.
Anche se non vi è un unico modello di adeguamento alla sterilità, comune a tutte le donne, questa ricerca ha identificato diversi fattori psicosociali che potrebbero rendere le persone infertili particolarmente più vulnerabili allo stress. Spesso è una combinazione di fattori che rende lo stress schiacciante. Tuttavia, è importante tenere presente che il rischio dato da alcuni fattori negativi può essere mitigato dalla presenza di altri fattori di tipo protettivo.
Un’accorta valutazione dei possibili fattori protettivi faciliterebbe l'identificazione di donne con il problema dell'infertilità che possono essere soggette ad un più elevato rischio di stress e favorire così l'attuazione di interventi terapeutici di sostegno preventivo e su misura per migliorarne la condizione psicofisica e di conseguenza anche i risultati delle terapie per le donne colpite dall'infertilità.
Per quanto riguarda l’uomo invece sembrerebbe che lo stress non coinvolga squilibri ormonali, ma piuttosto che crei disturbi alla sessualità come l’impotenza e l’eiaculazione precoce.
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