Dai manuali a Google, l’educazione sessuale “a rischio web”

 
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manuale_sessoBambolotti, api, disegni e metafore. I vecchi manuali di sessuologia finiscono in soffitta. A dirlo è un articolo del periodico americano New Yorker che fa il punto su come siano cambiati i libri che fino a pochi anni fa spiegavano ai bambini il complesso mondo del sesso e della trasformazione del loro corpo.

I primi manuali nacquero all’inizio del Novecento quando ancora si credeva che la sfera della giovinezza andasse preservata dalla durezza del mondo degli adulti. Era quella anche l’epoca in cui le prime malattie di origine venerea iniziavano a cambiare la società Occidentale e negli Stati Uniti, a partire dal 1922, si iniziò di conseguenza a insegnare nelle scuole “l’igiene sessuale”, promuovendo la castità e il matrimonio. Risultato: i primi libri per bambini sul sesso furono testi scolastici.

La vera svolta però arrivò nel 1957, ancora una volta negli Stati Uniti, quando la Corte suprema sancì una distinzione tra linguaggio sessualmente esplicito e oscenità. Fino a quel momento, infatti, nei manuali sul sesso si utilizzavano ancora perifrasi delicate, lontane dalla realtà con cui un adolescente si trovava a fare i conti nel suo quotidiano. In L’inizio della vita, ad esempio, Winfield Scott Hall (1912), così scriveva: “Per svilupparsi in un pollo, l’uovo deve essere fecondato. E ogni giorno il gallo deposita il liquido fecondante nella sacca o clocaca della gallina”. Dal 1957, insomma, si ragionò sulla base del valore sociale di un linguaggio esplicito, consentito per creare una maggiore consapevolezza sui comportamenti sessuali corretti.

A dare la sterzata finale verso toni sempre più concreti, furono il dibattito sull’aborto e l’arrivo dell’Aids. A quel punto, secondo molti, non ci si poteva più permettere di “volare alti” nel linguaggio da utilizzare per spiegare il sesso ai giovani, era necessario scendere nel concreto. Il conflitto di fondo, però, tra puritani e “realisti”, è andato avanti negli anni, tanto che nel 1994 un dirigente della sanità statunitense, Jocelyn Elders, interpellato durante un convegno a proposito della masturbazione, dovette dimettersi per aver risposto così ad una domanda: “Credo che la masturbazione faccia parte della sessualità umana e andrebbe studiata ma ai nostri bambini non viene insegnato neppure l’abc”.

Il panorama dei manuali sulla sessualità oggi è diametralmente cambiato. A un adolescente, infatti, basta accendere il computer per cercare informazioni su cosa sia un orgasmo o un’eiaculazione. Il problema, però, è che sul web il rapporto tra contenuti a sfondo pornografico e informazione e di sette miliardi a uno. Di contro, i manuali di settore sono diventati molto più concreti e “vicini” ai problemi dei giovani e alle loro paure, esplicitando come la pubertà sia un periodo del tutto normale – sebbene complesso – che ogni adolescente si trova ad affrontare.

Per superare il gap tra il vasto mondo del web e la scientificità di taluni libri, la soluzione sta nella figura del genitore, unico tramite tra il proprio figlio e le paure legate ad un corpo che cambia o a una sessualità che “si accende”. Mettendo da parte qualsiasi tabù, dunque, è necessario che madri e padri siano vicini agli adolescenti senza remore, senza preconcetti – quasi si parlasse di argomenti scabrosi – pena una sessualità “cresciuta” dai compagni di banco o – peggio – dai contenuti pornografici trovati su internet.

 

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