Nelle scorse settimane abbiamo visto alcune fobie che i genitori hanno nei confronti dei figli. Ciò che appare singolare è anche la persistenza storica di queste fobie nella nostra cultura e l’omogeneità con cui sono presenti in tutte le regioni del nostro paese. In questo insomma siamo davvero una nazione. Un elemento che rinforza molto i comportamenti che ho descritto è che la mamma italiana che volesse sfuggire a questa logica è fortemente ostacolata da uno stretto controllo sociale. Le poche che tentano di imitare le madri nordeuropee allentando il controllo assillante sui figli si sentono spesso giudicate dal contesto sociale, come stravaganti e “snaturate”.
Eppure l’eccesso di protezione che viene esercitato dai genitori qui da noi ha un impatto negativo, ben visibile già da quando i nostri bambini hanno meno di un anno. Ecco come questo impatto si rivela nei comportamenti usuali del bambino italiano nel mio studio, in un contesto cioè che non gli è perfettamente familiare, ma che comunque egli conosce già abbastanza bene e non dovrebbe sembrargli ostile :
1. Piange terrorizzato durante la visita, contrariamente a ciò che succede ai suoi coetanei nordamericani o nordeuropei, che sembrano fidarsi molto di più di se stessi e degli adulti al di fuori della famiglia. Anche quando supera questo terrore, generalmente ben oltre i due anni, vuole che la mamma o il papà gli tengano la mano mentre lo visito, non risponde alle mie domande, non mi saluta. Mi dà l’impressione di considerarmi una specie di orco
2. Anche dopo i tre anni ha difficoltà a lasciare i genitori anche solo per pochi minuti. Eppure potrebbe andare nella sala d’attesa piena di giochi, con una mia assistente a fargli compagnia, cosa che i coetanei nordeuropei e nordamericani fanno con entusiasmo, dimenticando volentieri i genitori che parlano con me.
3. Non si veste e sveste da solo fino ai sei, sette anni, quando i suoi coetanei nordamericani o nordeuropei lo fanno agevolmente già da quando ne avevano tre.
Inoltre nelle normali situazioni di vita, il bambnino italiano mostra difficoltà di adattamento maggiori degli altri:
4. E’ messo in crisi dalle novità (come l’asilo) molto più di quanto non lo siano i suoi coetanei nordeuropei e nordamericani.
5. Tollera meno le frustrazioni (come qualsiasi diniego), che lo spingono facilmente alla “disperazione”.
6. Pretende molte più attenzioni e aiuti di quanto se ne aspetti il tipico coetaneo nordeuropeo e nordamericano
Tutti, infine, possiamo osservare come nella nostra società la dipendenza dei figli dalle famiglie si protragga molto più a lungo che nelle società nordeuropee e nordamericane e come ciò provochi seri problemi sociali ed economici. Personalmente, insomma, credo che ci siano motivi sufficienti perché chi tiene al benessere dei nostri bambini si preoccupi e si adoperi a contrastare i fattori che causano la loro caratteristica vulnerabilità.
Ma cosa possiamo fare di concreto in questo senso? Noi pediatri dovremmo sfruttare al massimo l’opportunità unica che ci viene offerta dal semplice fatto di stare a stretto contatto con le famiglie, molto più di tanti altri specialisti. Credo che la base perche i genitori superino i pregiudizi responsabili delle loro fobie sia innanzitutto un’informazione moderna e scientificamente fondata. E’ per questo che, durante le visite quotidiane parlo molto a lungo con loro, tutto il tempo che reputo necessario, rischiando spesso di essere licenziato dalla mia segretaria per i ritardi che ciò comporta nel nostro ritmo di lavoro! Ed è sempre con lo stesso intento che ho scritto cinque libri e moltissimi articoli divulgativi. Ma la cosa più significativa che faccio da più di vent’anni in questo senso sono i miei corsi di parenting, che tengo regolarmente più volte all’anno nel mio studio. Con gruppi di genitori parlo di come comunicare meglio con i figli ed aiutarli a diventare indipendenti, responsabili, maturi. Capaci cioè di affrontare le difficoltà della vita e quindi in grado di realizzare i propri sogni, senza farsi condizionare da fobie e pregiudizi.
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