Le espressioni del volto, diversamente dalle parole, non sono legate alla cultura ma sono universali
Il volto è il canale più rilevante della comunicazione non verbale. E’ particolarmente importante per l’espressione delle emozioni e degli atteggiamenti verso gli altri. Le espressioni del volto cambiano rapidamente e hanno una funzione fondamentale nell’interazione sociale. Sia i lineamenti che le espressioni della faccia sono interpretati come aspetti della personalità (Argyle M., Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli, 2002). Gli individui hanno la capacità di assumere, secondo un proprio gradimento, moltissime espressioni facciali differenti, ma esistono altresì dei ‘decodificatori’ specifici per specifiche situazioni.
Osgood nel 1966 domandò a 50 attori di assumere quaranta diverse espressioni facciali, ma scoprì che i giudici riuscivano a riconoscere solamente 8 emozioni (Osgood C.E., Dimensionality of semantic space for communication via facial expression, Scandinavian Journal of Psychology, 1966). Fu Ekman, nel 1982, ad isolare 6 più specifiche espressioni emozionali che elencò: 1) Felicità; 2) Sorpresa; 3) Paura; 4) Tristezza; 5) Collera; 6) Disgusto/Disprezzo (Ekman P., Emotion in the human face, 2nd edn., Cambridge University Press, 1982).
Sappiamo, infatti, che all'interno del viso esistono numerosi minimuscoli la cui stimolazione, a fronte di una emozione,
scatena una particolare modifica fino a perfettamente rappresentare all'esterno ciò che si sta sperimentando. Le emozioni legate al piacere (gioia, entusiasmo, cordialità), o legate alla sofferenza (dolore, disgusto, rabbia), ma anche quelle legate alla sorpresa o alla paura, sono appunto rappresentate nelle immagini presenti in questa trattazione.
Numerosi autori si sono interessati alle modifiche del volto e alla mimica facciale, sia legate alla singola zona che nell'insieme del viso, ma praticamente tutti concordano nel considerare che le emozioni facciali non hanno etnia o cultura specifica di appartenenza. In altre parole, che sia un africano, un giapponese o un italiano, il disgusto o la gioia vengono a rappresentarsi allo stesso modo, quando vengono espresse esternamente.
Ricordiamo anche il fatto che nel viso, e più genericamente nella testa, risiedono 4 dei 5 organi di senso e l'essere umano, attraverso lo sguardo, l'olfatto, la vista e l'udito, riesce a porsi nei confronti del mondo esterno assaporando ogni più minima stimolazione.
Ma i lineamenti del volto possono indurci, anche, a impressioni sulla personalità in modo preconcetto. Come faceva notare Secord se il viso di una persona è simile a quello di altre persone che si sono conosciute, può originare il presentimento che essa abbia una personalità altrettanto analoga (Secord P.F. et al., Personalities in Faces: an experiment in social perceiving, Genetic Psychology Monographs, 49; 231-79, 1959).
Si possono, inoltre, trarre delle inferenze (totalmente da confermare) da specifiche sezioni del volto. E così si pensa che le fronti alte implichino la presenza di una notevole capacità intellettuale, labbra molto marcate e spesse possano appartenere a persone particolarmente abili nelle arti amatorie e del bacio.
Comunque, gli studi sulla codificazione delle espressioni mostrano che il sorriso è il miglior atto finalizzato a manifestare attrazione e complicità: infatti è vero che gli individui tanto più sorridono tanto più richiedono l’approvazione degli altri. Il sorriso è stato anche identificato come la modalità preferita da chi desidera stabilire un contatto empatico con l’interlocutore, facilitandone reazioni legate alla concordia o alla persuasione (Bayes, 1972; Mehrabian, 1972; Lefebvre, 1975).
(Riferimenti bibliografici delle foto: Pacori M., Come interpretare i messaggi del corpo, De Vecchi Editore)
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