La prima impressione attraverso la stretta di mano

 
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Tante le strette di mano e i loro significati. Perché assai spesso questo gesto crea i presupposti per successive interazioni efficaci oppure le ostacola?

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Esistono fondamentalmente due modi per creare un contatto con il nostro prossimo. Uno è il bacio e l’altro è la stretta di mano. A differenza del bacio, che assume connotazioni legate molto più al privato o comunque ad una tipologia di rapporto d'amicizia o sentimentale, stringere la mano di una persona può essere importante perché permette ai due protagonisti di questo gesto, di cominciare ad avvertire sensazioni ed impressioni, assai spesso ben poco coscienti.

Nel 1977 Henley descriveva questo gesto come tipico e quasi di esclusiva pertinenza del sesso maschile (Henley, Body politics, Prentice-Hall), mentre tra uomo e donna inizialmente (ancora oggi in alcuni casi) assai diffuso era il cosiddetto ‘baciamano’, effettuato in forma reverenziale dall’uomo che delicatamente afferra la mano della donna. La Figura 1 mostra proprio il tipico atto del baciamano, dopo che la donna porge le dita all’uomo.

baciamano_1Hall, che studiò le 4 distanze tra gli esseri umani, pose in quella “intima” la distanza che, rompendo la cosiddetta “bolla sociale”, può prevedere il gesto della stretta di mano (Hall E.T., La dimensione nascosta, 1968).

Confidenzialmente o formalmente, questo comportamento è comunque pur sempre un momento cruciale poiché emozioni, sensazioni e aspetti termici, si veicolano e la nostra percezione tattile in quei due-tre secondi si intreccia con altre necessarie azioni, come quella di guardare negli occhi il nostro interlocutore o di ascoltare l’eventuale nome che ci pronuncerà, nel caso di una nuova presentazione.

mano-buccia-banana_2Ecco che potremmo avere persone che, nel momento in cui si presentano potranno porgere la mano in vari modi, suggerendo a chi la stretta avverte altrettante impressioni. Noto a tutti il caso della “stretta di mano molle” o “a buccia di banana” (Figura 2) che, come si evince dall’immagine, crea la spiacevole sensazione della debolezza caratteriale di chi la offre in questo specifico modo o, altrettanto negativamente, la sensazione di sfuggevolezza.

C’è chi offre la propria stretta aiutandosi anche con il braccio sinistro che poggia sulla spalla dell’interlocutore: è il tipico atto di chi desidera avere supremazia e, in un momento topico, stabilisce questo criterio di sottomissione (Figura 3).

Riprendendo il concetto di “bolla sociale”, esistono molte persone che, quando si presentano, tendono ad allungare il braccio rispetto al loro corpo. (Figura 4)

mano-spalla-dominio_3E’ il caso di quegli individui che non coinvolgono se stessi come totalità, ma restano nella parzialità corporea, quasi nel timore di farsi avanti. La posizione del braccio, quindi, non è ininfluente poiché anch’essa descrive, come la mano, quanto desiderio c’è di ‘andare verso l’altro’.

Goi, nel 2004, descrisse la “Regola del 4x10” nella quale è caldamente consigliato lo studio di 4 variabili nei primi secondi di conoscenza di un individuo (molti definiscono in modo più diffuso questa situazione come ‘prima impressione’). Queste variabili sono: a) i primi 10 secondi di interazione, b) i primi 10 passi della persona; c) le prime 10 parole; d) i primi 10 centimetri del viso.

In pratica, egli afferma che l’impressione ricavata nei primissimi secondi di presentazione, programmerà l’orientamento della successiva comunicazione, suggerendo all’interlocutore una risposta con altrettanti segnali non-verbali. Lo svolgimento della comunicazione continuerà sia attraverso il flusso dei messaggi stretta-mano-distanza_4verbali che in relazione al susseguirsi d’inviti, esclusioni, ripulse, consensi, intese, controversie, accettazioni, negazioni, ecc. (Goi A., Il percorso strategico della comunicazione, Manuali Franco Angeli). In questi primi 10 secondi (la prima variabile) è verosimile pensare che avvenga proprio la presentazione che, allora, sarà nel lavoro come per una nuova amicizia, determinante in positivo o in negativo.

Molti si domandano, infine, come mai quando ci si presenta, nel giro di pochissimi secondi si tende a dimenticare il nome della persona appena conosciuta. E’ un meccanismo intimamente legato alla nostra specializzazione emisferica. Quando ci presentiamo, il gesto che facciamo ha una forte connotazione emotiva. E’, quindi, determinante l’intervento dell’emisfero destro, conosciuto per le sue peculiarità legate al coinvolgimento, ai sentimenti, alla passione. Ancor di più, se il gesto è accompagnato al guardarsi negli occhi, l’effetto di enfatizzare l’aspetto caloroso del gesto darà il suo contributo. Non tutti hanno però la capacità di attivarsi nell’emisfero destro e contemporaneamente in quello sinistro (legato alla razionalità e alla logica) e, come in una sorta di interruttore, debbono ‘spegnere’ qualcosa. Pertanto, dimenticare un nome, non è sempre sinonimo di sbadataggine o di poco interesse verso la persona che stiamo salutando, ma può rappresentare perfettamente la timidezza, l’emozione o l’imbarazzo del momento.

Importante ricordare anche l’influenza che ha, nell’atto del presentarsi, il sorriso e la tonalità della voce.

 

(Riferimenti bibliografici delle foto: Pacori M., Come interpretare i messaggi del corpo, De Vecchi Editore)

 

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