Impulsi incontrollati ed incontrollabili

 
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normal_donneviolenzaImpulsi incontrollati ed incontrollabili, raptus, aggressività irrefrenabile: sono solo alcuni dei termini associabili alle ultime notizie che abbiamo avuto modo di leggere o vedere attraverso i mass media. Cerchiamo di analizzarne le caratteristiche con una lente d’ingrandimento scientifica, utilizzando il più attendibile testo a nostra disposizione, che rappresenta il punto di riferimento per psicologi e psichiatri.

Il DSM o Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, giunto alla quarta edizione (il DSM-V è in fase di preparazione e dovrebbe essere pubblicato intorno al 2012) redatto dall’American Psychiatric Association e curato nella versione italiana da Andreoli, Cassano e Rossi, offre allo specialista un’attenta disamina delle problematiche nevrotiche e psicotiche oggi presenti nel panorama mondiale.

Nell’ambito dei cosiddetti “Disturbi del controllo degli impulsi”, il manuale presenta, tra le diverse manifestazioni cliniche (cleptomania, piromania, gioco d’azzardo patologico, tricotillomania) anche il ”Disturbo Esplosivo Intermittente”. Tale disturbo viene spiegato con il ‘verificarsi di saltuari episodi di incapacità di resistere agli impulsi aggressivi, che causano gravi azioni aggressive o distruzione della proprietà’. E ancora: ‘Gli esempi di gravi azioni aggressive includono il colpire o il ferire in qualche modo un’altra persona, oppure minacciarla verbalmente o aggredirla fisicamente […] il grado di aggressività manifestato durante un episodio è di gran lunga spropositato rispetto a qualsiasi provocazione o fattore psicosociale stressante precipitante’.

Fortemente inserito nel quadro degli eventi di cronaca ultimamente occorsi, è possibile inoltre evidenziare come questi soggetti non presentino quadri ben delineati di natura psicotica, poiché il loro livello di connessione alla realtà risulta salvaguardato o comunque presente. Come si evince dalla lettura ulteriore del DSM, questi soggetti possono avere anche frequenti episodi di “sottosoglia” che, accompagnandosi a rabbia per lo più cronica, riescono talvolta a gestire i loro raptus per poi ‘esplodere’ anche per una banalità o sciocchezza. Ad un’osservazione più attenta, in tali soggetti possono evidenziarsi tratti narcisistici, ossessivi o paranoidi che trovano particolare canalizzazione esterna in condizione di stress.

Risulta attualmente difficile studiare tale fenomeno perché presenta peculiarità tipiche anche dei fenomeni suicidari; ed oltretutto al suicidio spesso e tristemente tali persone ricorrono, dopo aver dato sfogo alla loro aggressività.

Questi soggetti evidentemente presentano anche una condizione psicopatologica derivante dalla perdita di ruolo o comunque una non correttamente accettata consapevolizzazione di aver perso il loro ‘oggetto d’amore’ e, davanti a questa triste realtà, piuttosto che attivare l’iter luttuoso, innescano un meccanismo del tipo “o sei mia o ti porto con me, sia pure dovessimo morire entrambi”. Le azioni che andrebbero realizzate, affinchè si possano prevenire tali sconsiderati gesti, più che prevedere il coinvolgimento dell’aggressore, dovrebbero essere finalizzate al far comprendere al potenziale, futuro aggredito, che occorre denunciare già i ‘piccoli’ episodi di rabbia, ira, violenza, specie se ripetuti e reiterati, poiché possono rappresentare i campanelli d’allarme che qualcosa di ben più grave sta per accadere.

Per quanto concerne la deresponsabilizzazione di chi assiste ad eventi violenti, potremmo evideziare una duplice possibile spiegazione. Da un lato, la presenza di più persone che assistono all’evento realizza una sorta di ‘innocenza di gruppo’. Esemplificando, la presenza di un soggetto A, di un soggetto B, di un soggetto C e di un soggetto D attiva un meccanismo per cui il soggetto A pensa “potrebbe intervenire il soggetto B” oppure “se non interviene il soggetto B, perché debbo intervenire io?”. Si attiva un meccanismo circolare vizioso percui nessuno diventa colpevole perché tutti rendono colpevole l’altro, attivando l’innocenza di se stessi. Non è tanto quindi una forma di omertà quanto una forma di autoconservazione inconscia che successivamente commentiamo chiamando in causa la morale o il senso etico, in una forma pù conscia.



[1] American Psychiatric Association, (2000), DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano, Edizione Riveduta, Milano, Masson, 2005

 

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