Viviamo in una società dove oramai il far sentire la propria voce passa attraverso le urla, la voce alta e comunque la prevaricazione del pensiero altrui. Il dialogo e la discussione sono alla base di qualsiasi crescita culturale, sociale, psicologica di un individuo e senza la parola, verosimilmente verrebbero meno tante certezze e lo stesso sviluppo umano subirebbe un brusco arresto. Altrettanto vero è che la sottile linea che lega la discussione accesa ed intensa alla violenza fisica, materiale, quella propria dei comportamenti tesi a distruggere l’altro è rappresentata dalla rabbia, dall’ira, ovvero da quell’emozione carica di astio che sperimentano tutte quelle persone che non riescono a gestire e controllare le proprie reazioni.
Non con l'ira, ma col riso s'uccide.
(Friedrich Nietzsche)
L’assenza di controllo sulle proprie azioni, oltre a determinare la probabile distruzione di persone ed oggetti, può diventare un vero dramma anche per chi questo controllo non riesce ad esercitare con la conseguente incapacità di modulare i ritmi ascolto/parlato, tipici di tutte quelle persone capaci di raggiungere un obiettivo in modo lineare e pacifico.
La pulsione e la compulsione rappresentano due stadi, descritti anche dal padre della Psicoanalisi, (Freud) davanti ai quali viene meno qualsiasi forma di razionalizzazione, poiché la principale azione messa in atto è esclusivamente quella di dare libero sfogo alla propria tensione energetica.
Ci sono persone che si abituano già da piccole a comunicare attraverso l’irascibilità, anche perché è assai probabile che sia venuta a mancare una buona dose, ma soprattutto equilibrata, di frustrazioni, in fase educativa. E’ pensiero comune di specialisti dell’età evolutiva, il vedere gratificazioni e frustrazioni offerte al bambino in formazione come l’elemento cardine delle sue richieste e relazioni future, da adulto. Un Super-Io (detto con un termine di freudiana memoria) ben strutturatosi, ovvero una coscienza di ciò che è socialmente accettabile e di ciò che non lo è, rappresenta una delle solide fondamenta per un uomo.
Dal punto di vista psicologico, ci piace utilizzare una metafora estremamente chiara e descrittiva di ciò che accade a chi si lascia fagocitare dall’ira. E’ la “metafora del vulcano”. Esistono e sono sempre più diffuse nella società odierna, persone che di fronte ad una delusione ricevuta, ad un dolore, o anche un lutto, sperimentano una vera e propria forma di ‘chiusura’. Una sorta di implosione che crea ulteriore disagio, abbattimento, fino a forme di isolamento sociale. In queste persone, che dovrebbero invece tirar fuori queste sofferenze, si viene a costruire un “tappo di energia negativa” come quando si forma un'ostruzione nella bocca principale di un vulcano. Poiché l’energia non è un elemento che può restare statico, ha la necessità in qualche modo di uscir fuori, di trovare una via di fuga. E, così come accade che nel vulcano si vengano a realizzare delle “bocche secondarie”, anche nell’essere umano la sua lava uscirà con modalità e forme che avranno le caratteristiche dell’imprevedibilità. L’esplosione potrà essere una di esse: potrà travolgere ogni cosa che trova sul suo cammino, buona o brutta che sia. E, come tutte le esplosioni, l’esito finale non potrà essere altro che distruzione ed annientamento. La stessa distruzione che l’ira e la rabbia furiosa possono aversi in una persona incapace di saper amministrare le tensioni emotive che si sono accumulate nel tempo.
Anche per questo motivo piace molto ai mezzi di comunicazione di massa, su tutti la televisione, porre l’accento e soprattutto enfatizzare i comportamenti legati alla collera, alla violenza e qualsiasi stato di alterazione dell’umore, poiché questa attenzione ben si lega al desiderio insito nell'essere umano di vedere ‘come va a finire’, nei casi per esempio di una discussione accesa tra due contendenti; quasi un piacere perverso e di identificazione che possa tenere comunque attaccati allo schermo televisivo. Agli autori di talk show e programmi di intrattenimento (non per niente si chiamano così) non interessa l’esito della prevaricazione, ma il processo, il durante, il lento dipanarsi del conflitto che intanto genera attrazione e allontana l’istinto a cambiare canale. Quasi questo faccia parte del temperamento di ogni individuo presente davanti alo schermo.
Otto Kernberg, uno degli studiosi psicanalisti più autorevoli, descrisse il temperamento come una delle due forme costituenti la personalità di un individuo, insieme al carattere (Kernberg O.F., 1992, Authoritarism, culture, and personality in psychoanalytic education, in Journal of the International Association for the History of Psychoanalysis). Per questo autore esisterebbe una tendenza innata e geneticamente insita nell’individuo davanti alla quale tutti possiamo avere manifestazioni rabbiose, avvicinandosi queste al disturbo narcisistico di personalità e all’organizzazione borderline di personalità.
Ricordiamo infine che Ippocrate già intorno al 400 a.C. descriveva i temperamenti umani ed ancora oggi si suole differenziare la persona in melancolica, collerica, flemmatica e sanguigna.
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