La depressione sta diventando, a lenti passi, una delle malattie maggiormente diffuse tra gli esseri umani. Il problema è che assai spesso le caratterizzazioni che la contraddistinguono non vengono correttamente riconosciute dal soggetto, oppure si perdono nel vissuto della vorticosa dispersione delle emozioni cui spesso siamo chiamati a render conto. Così come recita il titolo dell’opera più famosa di Giuseppe Berto (1964), il male oscuro è subdolo e di difficile approccio perché si insinua nella quotidianità dell’individuo e, come in una lenta incubazione, manifesta le sue peculiarità coinvolgendo tutta la rete sociale che ruota attorno. Ma quali possono essere i motivi per i quali una depressione si scatena in una donna che ha attraversato un periodo di gestazione e si trova ad aver dato alla luce un bimbo? Un evento così potenzialmente piacevole e ricco di gioia, può trasformare emozioni positive in sofferenza e patimento?
In realtà, qualsiasi evento, sia esso positivo che negativo, ha già in sé una componente di stress. E’ stato infatti visto che esperienze come il matrimonio, il reperimento di un nuovo lavoro o il trasloco in un nuovo e più accogliente appartamento, possono creare i presupposti per una serie di disagi psicologici, legati a forme di esaurimento.
Per analizzare la depressione dopo il parto, è opportuno altresì ricordare che non conviene mai legarsi solo ai test, nel fare una diagnosi clinicamente attendibile, in quanto potrebbe determinare una parzialità di inquadramento.
Per citare alcuni dei test proponibili, ricordiamo l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) di Cox (1987), il Postpartum Depression Predictor Inventory-Revised (PDPI-R) di Beck (2001), il Contextual Assessment of Maternity Experience (CAME) di Bernazzani e colleghi (2005). Sono strumenti che indagano proprio sul periodo pre e post parto e su quei
cambiamenti evidenti che la neomamma ha riscontrato a seguito della nascita del figlio. E’ altrettanto vero ed importante, invece, che un colloquio strutturato con il soggetto permette di comprendere, in tempo reale, la situazione e quali sono gli elementi da approfondire eventualmente. Va anche temporalmente definito l’esordio di episodi legati a depressione. E questi spesso sono legati alla capacità di affrontare individualmente l’evento parto.
Gran parte dello stato depressivo della donna è legato ad un meccanismo tensivo durato nove mesi, durante i quali preoccupazioni, esami clinici, indagini, cura della salute, hanno portato un sostanziale ‘terremoto emotivo’, esteso alla coppia e ai familiari. Quella sorta di rilasciamento ed allentamento, può provocare un inevitabile crollo, che si manifesta proprio con la depressione. Naturalmente, quanto più quella stessa donna che ha affrontato la gestazione sarà caratterialmente proattiva, di temperamento gioioso e reattivo, tanto più facile potrà essere l’eliminazione del problema o addirittura l’assoluta assenza del fenomeno di calo dell’umore. Importante per la mamma sarà anche sapere di poter contare sulla vicinanza e sulle attenzioni del partner, in un rapporto nel quale sono ancora una volta protagonisti la comunicazione ed il dialogo.
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