Camminate, e allenerete la memoria. Lo sostengono i ricercatori dell'Università di Pittsburgh che hanno effettuato uno studio, pubblicato su ‘Neurology’ online [“Physical activity predicts gray matter volume in late adulthood: The Cardiovascular Health Study” Neurology October 19, 2010 (75) 1415-1422], su circa 300 uomini e donne sani ma sedentari con un età media 65 anni circa all’inizio della ricerca, monitorando l’attività fisica svolta da ognuno nell’arco dei 9 anni successivi.
Nel corso dei 9 anni, i soggetti analizzati sono stati suddivisi in due gruppi: nel primo sono stati inseriti quei soggetti che hanno effettuato un esercizio motorio costante percorrendo, a ritmo di camminata, tra i 10 e i 15 km a settimana. Coloro che appartenevano al secondo gruppo si sono dedicati a una serie di esercizi aerobici minori, tra cui yoga ed esercizi di resistenza con delle fasce.
Terminato il monitoraggio dell’attività fisica, i ricercatori hanno atteso 4 anni prima di accertare gli effetti dell’esperimento. La TAC effettuata su tutti i pazienti, che a quel punto avevano compiuto 78 anni, ha dimostrato che nel gruppo dei walkers (camminatori), l’ippocampo era aumentato in volume del 2% in media, mentre nel secondo gruppo aveva perso mediamente l’1,4%. Questa regione del cervello, che fa parte del sistema limbico, presiede ai processi di apprendimento e memorizzazione delle informazioni ricevute, ed è in particolare deputata a gestire le emozioni e quindi la percezione della realtà.
Kirk Erickson, psicologo e principale autore della ricerca, ha sottolineato l’importanza di un simile miglioramento nei “camminatori”, aggiungendo che tutti i soggetti analizzati erano migliorati anche nel test della memoria spaziale. “Il movimento regolare in tarda età può migliorare la salute del cervello e le capacità di pensiero e di memoria”, conclude Erickson. “Questi risultati dovrebbero incoraggiare la pianificazione di programmi di attività fisica per gli anziani: un approccio in più per prevenire la demenza e il morbo di Alzheimer”.
“Se la media dei partecipanti è stata di 65 anni, si tratta di un campione di popolazione già particolarmente adulto e pertanto occorrerebbe valutare che tipo di standard di vita questi soggetti hanno avuto fin da giovani nonché le eventuali attività ginnico-sportive effettuate”, spiega lo psicologo Giuseppe Bozza. “Altro aspetto importante: nella ricerca non è chiaro se la camminata effettuata dal campione sperimentale è avvenuta singolarmente o in minigruppi o in compagnia, poiché il dialogo e lo scambio verbale possono incidere sulla ritenzione mnestica come anche sulla motivazione ed altre funzioni mentali”.
Il gesto di camminare include una serie di fondamentali azioni accessorie “utili per la crescita cognitiva”. Secondo Bozza è sufficiente “pensare all’osservazione, alla riflessione, alle emozioni, al linguaggio, alla stimolazione dei 5 organi di senso. Quindi, ad ogni stimolo corrisponde una risposta, prima su tutte, in questo caso, il rinforzo di meccanismi neuro-cognitivi che stanno alla base della salute mentale”.
Inoltre, secondo lo psicologo italiano il campione di riferimento “è estremamente esiguo”. Per Bozza, “molto spesso queste ricerche vengono effettuate più per sollevare un dibattito all’interno della comunità scientifica che per valutare effettivi risultati”.
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