Quando i pediatri sbagliano

 
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bimbo_febbreUn bambino di sette anni durante il fine settimana aveva avuto la febbre alta e la tosse. Preoccupato, il padre ha deciso di portarlo al pronto soccorso di un ospedale, dove il pediatra di turno gli ha riscontrato una broncopolmonite. "Niente di grave", ha spiegato il medico al papà che era terrorizzato dalla diagnosi. "Il bambino ha bisogno di fare gli aerosol e una cura di antibiotici per una settimana . Mi raccomando, però, il bambino deve stare “RIGUARDATISSIMO PER DIECI GIORNI!!!!” ,cioè: niente uscite, niente correnti d’aria, niente corse, niente sudate, niente di niente per questo periodo”, ha concluso. Cosa significa "Riguardatissimo"? Neanche trent’anni fa si sarebbe mai sentito dire una sciocchezza del genere in altri paesi, in cui le idee dei medici corrono insieme all’evoluzione della scienza. Infatti, non è assolutamente vero che il fresco (non del freddo polare, ovviamente), le sudate, le correnti d'aria siano la causa delle infezioni respiratorie né che le peggiorino, né che aumentino la probabilità che persistano più a lungo. Non è vero, in altre parole, che portare all’aperto un bambino con la polmonite (o con la bronchite, o con la tonsillite, o con un semplice raffreddore) possa provocargli un peggioramento.

E’ semplicemente un pregiudizio del passato, senza alcuna prova scientifica. Certo, a un bambino con la febbre a 40 non farà piacere andare fuori. Sentirebbe freddo e preferirebbe starsene al caldo, ma, se per una ragione qualsiasi è necessario portarlo fuori, trasferirlo da un posto all’altro, lo si può fare senza alcun rischio. E non è necessario che, facendo questo, lo si copra come un palombaro. Basta vestirlo in modo che non senta freddo.

Le polmoniti, le bronchiti, le broncopolmoniti sono influenzate da altri fattori, che non hanno nulla a che fare col freddo.

  • Il primo è la presenza del germe patogeno responsabile, che dipende dal contagio ricevuto da altre persone in ambienti chiusi. La scuola e soprattutto gli asili che sono i posti più probabili dove può avvenire il contagio
  • Il secondo è la suscettibilità individuale al germe in quel dato momento, cosa in genere imprevedibile, ma che di solito è più accentuata nei bambini con tendenza alle allergie respiratorie.
  • Il terzo è l’esposizione eventuale a fattori irritanti delle vie respiratorie, come il fumo e altri inquinanti dell’aria.

 

Insomma, non ha senso cercare d’impedire ad un bambino con un'infezione respiratoria di uscire all’aria aperta, sudare, esporsi ad una corrente d’aria, o fare un bagno. Tutti divieti che limitano la sua libertà senza una ragione provata sono, essi sì, dannosi. Perché intanto gli trasmettono una visione antiquata e infondata e poi gli danno l’impressione di essere molto più vulnerabile di quanto non sia per davvero. Causando così un danno all’immagine che egli ha di sé e alla sua autostima.

 

 

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Dr. Tatiana De Santis

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