Come reagire alla scomparsa di un figlio? Il vademecum dello psicologo

Condividi
Tweet
 
Lunedì 17 Gennaio 2011 00:00 Scritto da E. Torsello D.Bozza
Stampa

scazzi_madreEsiste un vademecum per reagire alla scomparsa di un figlio o di una figlia? Probabilmente nessuna regola scientifica riuscirà mai a descrivere in modo lineare sentimenti, preoccupazioni o angosce. Ancor meno a regolarle. Di certo, però, è possibile farsi aiutare da alcune elementari regole di buon senso che possono contribuire a non perdere le redini della situazione.

Per capire il modo migliore nell’approcciare eventi limite come quelli che purtroppo sempre più spesso si leggono sulle prime pagine dei nostri quotidiani (da Denise Pipitone, a Sara Scazzi a Yara Gambirasio), Vita che Nasce ha chiesto allo psicologo Domenico Giuseppe Bozza di stilare un decalogo dell’emergenza, una sorta di sentiero che tutta la famiglia o la coppia possono percorrere insieme, fatto alcuni punti fermi fondamentali per restare padroni della situazione.

  1. Cercare il confronto con persone positive, persone cioè che offrano occasioni per sperare e non per confermare o peggiorare il dolore;

  2. Identificare al più presto i luoghi di frequentazione dello scomparso, per permettere alle autorità di avere dei validi punti di partenza per le indagini;

  3. Non frenare le lacrime, poiché in questo caso rappresentano una forma di liberazione e di canalizzazione esterna della tensione;

  4. Cercare il più possibile di ‘sfruttare’ il potere dei mass media, ricordando che stampa e televisione cercano il più delle volte di esasperare le notizie con le immaginabili conseguenze psicologiche nei diretti interessati;

  5. Stabilire un’alleanza immediata col partner, laddove presente, anche in situazione di scarso dialogo o crisi di coppia;

  6. Lasciarsi circondare da ‘addetti ai lavori’ posponendo il naturale e comprensibile desiderio di ‘fare da soli’;

  7. Porre il dialogo e la comunicazione come capisaldi dei successivi tempi di attesa di notizie;

  8. Proteggere, laddove presenti, fratelli o sorelle minori particolarmente piccoli in quanto fragili od assenti sono gli strumenti di comprensione di ciò che accade, da ciò che accade internamente ed esternamente alla famiglia;

  9. Evitare o limitare l’assunzione di farmaci (calmanti, ansiolitici, ecc.) che possono esacerbare ulteriormente la tensione emotiva e comunque utilizzarli sotto stretto controllo medico;

  10. Laddove sia possibile, prevedere già da subito, come nei casi tipici della ‘psicologia dell’emergenza’, un supporto psicologico che preveda la presenza di uno psicologo capace di intervenire sia in termini di canalizzazione delle energie che di mediazione tra le emergenti istanze della famiglia, intesa come singolo elemento che la costituisce.

Tags:

Vedi anche