Sesso con protesi e farmaci. Aspetti psicologici

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Lunedì 31 Gennaio 2011 00:00 Scritto da Domenico G. Bozza
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viagraGià nel secolo scorso, Masters & Johnson, noti studiosi della sessualità umana, affermavano ne “Il sesso e i rapporti amorosi” (Longanesi, 1987) che “Mentre gli anni del Dopoguerra (dal 1940 al 1950 circa) furono caratterizzati dalla repressione sessuale e da un certo gusto delle apparenze, eredità dell’era vittoriana, gli anni ’60 e ’70 furono per molti il periodo della sperimentazione e delle scoperte sessuali. […] I progressi compiuti dalle biotecnologie nel campo della riproduzione ci hanno catapultato improvvisamente in un mondo visto precedentemente solo attraverso le storie di fantascienza e altri scritti futuristici”.

Quando parliamo di relazione tra rapporto sessuale reso ‘artificialmente’ possibile, mediante farmaci, protesi del pene e vissuto psicologico della performance, non possiamo prescindere dal valutare aspetti legati, innanzitutto alla ‘qualità’ del rapporto, alla sfera della ‘motivazione’ del paziente, nonché quella ancor più delicata della sua ‘autostima’.

“Preoccupati dalla ricerca del buon esito funzionale, a loro volta i chirurghi si sono interessati solo recentemente prima della soddisfazione del paziente in senso sessuale e poi di quella della partner o della coppia nel suo insieme”, affermano Michetti e Fabrizi (in Simonelli, “Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali”, Franco Angeli, 1996). Infatti, nella disfunzione erettile della quale parliamo, quando ci troviamo di fronte all’utilizzo di rimedi a connotazione medica, viene facilmente trascurato il fatto che l’essere umano dovrebbe essere considerato nella totalità del suo soma e della sua psiche. Nel caso soprattutto dell’impianto di protesi sono fondamentali una consulenza pre-operatoria ed una valutazione post-operatoria.

Nella consulenza pre-operatoria di fondamentale importanza è la raccolta di una serie di informazioni non soltanto legate all’anamnesi del paziente, ma anche alla storia relazionale del paziente. Un paziente che ha un rapporto stabile e duraturo è diverso da uno che ha rapporti vari ed occasionali, ed anche lo stesso immaginario erotico cambia da individuo ad individuo, perché questo si basa sui costrutti mentali acquisiti durante l’infanzia e l’adolescenza. Lo screening psicologico valuterà componenti motivazionali, legati allo stress nonché quelle inerenti i conflitti intrapsichici che possano rappresentare ostacolo sostanziale all’intervento chirurgico. Potranno essere utilizzati colloqui psicodiagnostici e test psicometrici disponibili per ottenere un quadro netto e delineato della personalità, atto a comprendere quale potrà essere la rispondenza e la qualità della vita sessuale ad intervento realizzato. Tra i test annoverabili possiamo ricordare l’MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory) ed il test proiettivo del Rorschach. Il primo identificherà i rischi potenziali nel soggetto ed il secondo disturbi del pensiero o dell’alterazione corporea. Di fondamentale importanza, nel caso in cui il soggetto viva una relazione stabile, è il coinvolgimento anche della partner in quanto il supporto della stessa e la comprensione di quella che sarà la ristrutturazione dell’organizzazione sessuale provvederanno a dare esiti ancor più positivi alla vita di coppia. Uno dei fondamentali obiettivi della consulenza pre-operatoria è far comprendere alla coppia (qualora presenti entrambi) o all’uomo, che l’intervento non dovrà successivamente prevedere una focalizzazione mirata ed ossessiva all’organo sessuale, ma che il sesso non è equivalente a sessualità e quindi l’esito della prestazione dipenderà ancor di più dall’insieme dei fattori come il desiderio, le fantasie, la complicità, l’eccitazione, la relazione stessa.

Il paziente e l’eventuale sua compagna dovranno essere seguiti anche a seguito dell’intervento sessuale, mentre si consiglia anche un follow-up periodico che permetta di valutare la scarsa, sufficiente o ottima integrazione della protesi alla normale attività sessuale del paziente. Una delle cause di fallimento potrà proprio essere l’incapacità della partner di valutare l’opportunità di un incoraggiamento e rinforzo positivo a che il compagno viva il rapporto sessuale non come una sfida con se stesso ma come integrazione di due esseri che si cercano, si desiderano. Esiste però un 65% dei pazienti che riferisce un miglioramento dell’autostima grazie alla protesi, attribuito alla minore preoccupazione rispetto alla prestazione sessuale a alla maggiore sicurezza con le donne (Holander, Diokno, “Success with penile prothesis from patient’s viewpoint”, Urology, 23 Feb, 141, 1984).

Per quel che concerne l’approccio farmacologico alla disfunzione erettile, il più grande ed importante aspetto psicologico studiato è quello relativo alla mancanza di spontaneità dell’atto sessuale. Sostanzialmente, il paziente può tendere nel tempo ad associare tutto il merito della sua erezione non ad un desiderio naturale per la donna ma all’artificio determinato meccanicamente. Anche in questo caso fondamentale sarà un costante supporto psicologico teso a stimolare il paziente dal punto di vista della sua autostima e dell’inquadramento multifattoriale della sua personalità.

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