La sindrome di Klinefelter

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Lunedì 14 Giugno 2010 00:00 Scritto da Daniele Gianfrilli
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klinerfelter_gametiLa sindrome di Klinefelter è una malattia caratterizzata dalla presenza di uno o più cromosomi X sovrannumerari all’interno della coppia di cromosomi sessuali (XY), che possono essere di derivazione materna (50%) o paterna (50%). L’anomalia cromosomica XXY ha una frequenza di 1 nascita su 500; nonostante ciò molti uomini che ne sono portatori vivono senza mai sospettare di avere un cromosoma supplementare.

Il nome della sindrome deriva dal medico statunitense che nel 1942 pubblicò i risultati delle sue ricerche su uomini che manifestavano testicoli piccoli, aumento del volume delle mammelle e diminuzione o mancanza di peli sulla superficie corporea.

I soggetti affetti possono presentare una scarsa virilizzazione, con testicoli piccoli e duri e gravi alterazioni del liquido seminale fino all’azoospermia, cioè l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale, ed ipogonadismo, cioè riduzione del testosterone. Hanno una maggiore tendenza all’obesità e possono presentare ginecomastia (sviluppo eccessivo delle mammelle), prevalentemente bilaterale. Queste persone hanno un rischio maggiore di sviluppare patologie come il diabete mellito, il lupus eritematoso sistemico (LES) e l’artrite reumatoide, l’osteoporosi, alcuni tumori e disturbi psichiatrici, quali ansia, nevrosi, psicosi e depressione.

La diagnosi della Sindrome di Klinefelter si basa sullo studio genetico del cariotipo ovvero dei cromosomi dell’individuo. Prima della nascita l’amniocentesi o il campione dei villi coriali possono mettere in evidenza una eventuale alterazione cromosomica. Successivamente i primi sintomi possono manifestarsi nella prima infanzia con difficoltà comunicative e linguistiche. Durante l’adolescenza può rendersi evidente una ginecomastia che deve essere studiata o un ritardo di sviluppo dei genitali e dei caratteri secondari maschili (come ad esempio barba e peli). In assenza di tali manifestazioni la diagnosi viene generalmente posta in età adulta, quando, dopo diversi tentativi di concepimento, i pazienti si rivolgono ad un andrologo o ad un centro di fecondazione assistita.

La diagnosi genetica deve essere accompagnata da uno studio ormonale completo, che nella maggior parte dei casi mostrerà un aumento di FSH (ormone follicolo-stimolante) ed LH (ormone luteinizzante), riduzione del testosterone plasmatico prodotto dal testicolo (ma talvolta nei range di normalità), elevati valori medi dell’estradiolo plasmatico. Sono infine indispensabili per una diagnosi completo, un'analisi testicolare con ecocolordoppler ed un esame del liquido seminale.

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