Numerose ricerche (Mullen et al., 1999, L. Sheridan e J. Boon – 2002) hanno definito 5 tipologie di stalking in base alla relazione vittima-persecutore e sulle caratteristiche dello stalker: lo stalking da parte dell’ex, quello da infatuazione giovanile o adulta, quello da delusione, quello da ossessione e infine da sadismo. Il rischio non è solo la violenza fisica quanto quella psicologica che la vittima subisce durante il periodo di persecuzione assillante e che spesso permane anche quando l’evento è terminato.
In che cosa consiste il danno psicologico?
A causa delle continue invasioni da parte dello stalker, la vittima si sente controllata, ha paura di incontrare il suo persecutore ovunque e per questo tende a isolarsi. Può avere anche attacchi di panico dovuti all’aumento dell’ansia che possono sfociare in crisi depressive poiché non vede alternative. In alcuni casi può accettare di ritornare con l’ex partner per paura. I sintomi che la vittima può presentare nel tempo sono flashback, incubi, insonnia e Disturbi Post Traumatici da Stress (PTSD).
Cosa può fare, allora, la vittima?
Imparare a riconoscere i comportamenti dello stalker per tentare di bloccarlo il prima possibile. Attuando precocemente delle strategie di difesa si evita l’instaurarsi di un percorso senza vie d’uscita. Risposte confuse e, il più delle volte, cariche di paura fanno trapelare uno stato d’impotenza che rafforza il molestatore assillante. La vittima deve essere ferma nel dare un secco rifiuto evitando di essere aggressiva e di effettuare controminacce in quanto, in questo modo, c’è il rischio di alimentare la forza dello stalker, creando ulteriore disagio e sofferenza.
Inoltre, può essere importante conservare ogni traccia dell’avvenuto stalking: bigliettini, sms, e-mail, lettere; annotare su un diario i propri stati emotivi, angosce e paure causate dalla situazione, oltre a date, orari e particolari degli episodi che inducono il soggetto molestato a modificare le proprie abitudini di vita (nel caso in cui la vicenda dovesse sfociare nel penale).
Al di là, comunque, delle denunce e delle azioni che la legge può mettere in atto per tutelare le donne oggetto di persecuzioni invasive, è importante che esse ricorrano ad un supporto psicologico che le aiuti prima di tutto a non cedere, a non aver paura di relazionarsi con gli uomini (visti come potenziali nemici) ma, soprattutto, a riprendere in mano le redini della propria vita, momentaneamente devastata e piegata ma pronta a risorgere come una pianta dopo il passaggio di un uragano.
Terry Bruno - Psicoterapeuta, Trainer EARTH
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